
(ANSA) – PERUGIA, 23 GIU – Si è conclusa con la restituzione
allo Stato italiano una vicenda giudiziaria che ha visto i
carabinieri del Nucleo per la tutela del patrimonio culturale
(Tpc) di Perugia eseguire, a favore del Museo archeologico
nazionale dell’Umbria, diretto dalla Dott.ssa Maria Angela
Turchetti, un provvedimento di confisca, emesso dall’Autorità
giudiziaria del capoluogo umbro, di un cospicuo numero di
manufatti archeologici “di particolare interesse e valenza
culturale”. L’individuazione e il sequestro degli oggetti, che
costituivano una “modesta” ma interessante collezione privata,
risale all’anno 2016, ed è avvenuto nel corso di un accertamento
nei riguardi di due privati collezionisti perugini, i quali ne
stavano tentando la vendita all’incanto. I carabinieri dello
reparto specializzato dell’Arma, che dal 2016 operano a Perugia
con un Nucleo deputato a svolgere attività di prevenzione e
contrasto ai reati ai danni del patrimonio culturale,
nell’approfondire una segnalazione della Soprintendenza
archeologia belle arti e paesaggio dell’Umbria, sono riusciti ad
impedire, sequestrandoli ai detentori, la vendita degli oggetti
d’archeologia. Nel corso degli approfondimenti investigativi è
stato accertato che una coppia di fratelli, per ottenere
l’autorizzazione alla vendita, aveva comunicato alla
Soprintendenza il possesso di alcuni oggetti d’archeologia
ricevuti quale lascito ereditario dal padre, senza però portare
a conforto delle loro dichiarazione alcuna valida
certificazione.
La particolare rilevanza storica dei manufatti – spiega l’Arma –
è stata evidenziata anche dai funzionari archeologi incaricati
di visionare e valutare l’eterogeneo nucleo di reperti,
costituito da oggetti in bronzo, ceramica, vetro, oreficerie,
ornamenti in pietre dure e pasta vitrea, la cui produzione è
stata collocata in un arco cronologico compreso tra il X secolo
a.C. e la prima età imperiale (I secolo a.C. – II secolo d.C.).
Per quanto riguarda l’area geografica di riferimento, la
produzione è stata riferita ad ambiti italico, etrusco e romano;
mentre il valore economico complessivo è stato quantificato in
circa 15.000 euro. (ANSA).
Fonte Ansa.it