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Chiudono le cucine dell’ospedale a Rovereto,30 persone a rischio

Mancano tre settimane esatte
all’annunciata chiusura delle cucine dell’ospedale di Rovereto.
    Gli spazi resteranno inutilizzabili per almeno sette mesi. Mesi
durante i quali le lavoratrici in appalto, oggi occupate nella
distribuzione pasti e lavaggio stoviglie, non sanno se avranno
un lavoro, se riceveranno uno stipendio. Unica certezza è la
totale incertezza sul loro futuro. Per questa ragione – si legge
in una nota – stamattina hanno deciso di riunirsi in assemblea
fuori dal Santa Maria del Carmine. “Di fatto in via ufficiale
nessuno ha comunicato nulla né a noi sindacati né alle trenta
lavoratrici coinvolte – sottolineano con rammarico Carla Tatti,
Gabriele Goller e Stefano Picchetti rispettivamente di Filcams,
Fisascat e Uiltucs -. Le nostre richieste di informazioni sono
cadute nel vuoto. Silenzio da Dussmann, la società che gestisce
l’appalto, e un totale scarica barile da parte dell’Azienda
sanitaria che si limita ad affermare che è un appalto di
servizio e in quanto tale risponde chi è titolare
dell’affidamento. Il risultato è che noi abbiamo appreso della
chiusura dai giornali e da voci di corridoio. Qui c’è in ballo
la vita di trenta famiglie”.
    Lunga o breve che sia la chiusura è certo che porterà non pochi
disagi alle lavoratrici, che dovranno fare i conti sicuramente
anche con una riduzione delle loro già basse retribuzioni.
    Quel che si apprende ad oggi, in via informale, è che i pasti
verranno preparati all’esterno dell’ospedale. I cuochi, dunque,
dovranno essere adibiti molto probabilmente ad altre mansioni,
forse compiti oggi svolti dalle addette alle cucine.
    “Inevitabilmente, dunque, verrà a mancare lavoro”, rimarcano i
tre sindacalisti che ritengono inaccettabile l’atteggiamento di
Via Degasperi. “L’Azienda non può lavarsene le mani. E’ un modo
di operare che abbiamo verificato anche in altre circostanze,
come nel caso del lavaggio divise all’ospedale di Tione. E’ come
se una volta affidato il servizio non fossero più problemi loro.
    Al contrario dovrebbero continuare a vigilare”.
    Filcams, Fisascat e Uiltucs insistono dunque perché si faccia
piena chiarezza sul futuro di queste addette.
   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

Fonte Ansa.it

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