
Il Consiglio di
Stato ha respinto il ricorso del Comune di San Giuliano Terme
(Pisa), contro la realizzazione di un maxi impianto fotovoltaico
a terra, proposto dalla società Trina Solar Iulia su un’area
agricola compresa tra Pisa e il comune termale. La capacità
produttiva prevista è di 10Mwp. Lo ha reso noto
l’amministrazione comunale precisando che la sentenza dei
supremi giudici amministrativi “conferma l’orientamento già
espresso dal Tar Toscana e si fonda sull’attuale normativa
nazionale che considera tali aree ‘idonee’ all’installazione di
impianti fotovoltaici in virtù della prossimità a zone
produttive, limitando di fatto i poteri di pianificazione e
governo del territorio da parte dei Comuni”.
“Prendiamo atto con rammarico della sentenza del Consiglio
di Stato – ha aggiunto il sindaco Matteo Cecchelli (Pd) – perché
è decisione che, pur nel rispetto del percorso
tecnico-giuridico, conferma le criticità che abbiamo evidenziato
fin dall’inizio: oggi i Comuni dispongono di strumenti sempre
più ridotti per tutelare il proprio territorio e il suolo
agricolo”. Per il primo cittadino “la transizione ecologica è
una sfida fondamentale, ma va governata: non può essere affidata
a meccanismi normativi automatici che prescindono dalla storia,
dalle caratteristiche e dall’economia dei territori”. Cecchelli
ha assicurato “che la battaglia non si esaurisce con questa
sentenza: l’idoneità individuata dalla normativa non equivale
all’autorizzazione automatica dell’opera e non si entra oggi
nella fase realizzativa dell’impianto, ma ora si apre l’iter di
analisi del progetto, all’interno del quale potranno essere
effettuati ulteriori rilievi e valutazioni da parte degli enti
pubblici e associazioni interessate”. “Siamo favorevoli alle
energie rinnovabili ma devono esser collocate prioritariamente
su tetti, aree industriali dismesse o superfici già compromesse,
non su terreni agricoli che rappresentano un patrimonio
identitario, produttivo e ambientale”, ha concluso facendo un
appello al Governo e alla Regione Toscana per restituire ai
Comuni “la possibilità di individuare con chiarezza le aree
idonee e non idonee”.
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Fonte Ansa.it