
(di Paola Catani) ORIANA FALLACI, ‘LETTERA A UN
BAMBINO MAI NATO’ (RIZZOLI, PP. 240, 14 EURO) Un monologo struggente col figlio che Oriana Fallaci mai
avrà. Un libro “pioneristico” diventato un classico, sempre
attuale per i temi che affronta – maternità, aborto, amore,
libertà – che Rizzoli manda nuovamente in libreria con
un’edizione speciale per il cinquantenario: ‘Lettera a un
bambino mai nato’ uscì nel settembre 1975 diventando un
bestseller.
L’opera torna il 23 settembre in una veste identica al volume
di mezzo secolo fa voluta dalla Fallaci, anche se in quarta di
copertina c’è una sua foto inedita proprio del 1975 e con una
nuova prefazione, di Francesca Mannocchi. Ma soprattutto la
nuova edizione si accompagna alla copia anastatica della bozza
del libro scritta a mano da Fallaci in un suo “tipico quaderno
di appunti” scoperto in un cassettone della sua casa di New York
dopo la morte, ricorda Edoardo Perazzi, nipote ed erede. Un “diario” già noto e anche esposto, ma mai pubblicato finora.
“Da un punto di vista filologico non è una versione difforme,
non ci sono capitoli che non ha pubblicato – spiega -. Ma è
incredibile quello che comporta: non solo la riprova che fosse
un libro autobiografico ma che era una cosa che ha tormentato
Oriana per tanti anni”. “È datato New York 1967, quasi 10 anni
prima dell’uscita del libro”. Il “diario” ritrovato sfata il “mito”, prosegue, che sia stato “partorito” dall’inchiesta
sull’aborto commissionata a Fallaci dal direttore dell’Europeo.
Ancora: “Nell’immaginario collettivo si associa con l’amore per
Alekos Panagulis”, iniziato nel 1973 e nel corso del quale ebbe
un aborto spontaneo, ma “non è così”: “Oriana ha avuto più
aborti spontanei, i bambini non riusciva a tenerli, e uno che
l’ha particolarmente turbata ha generato questo quaderno”. Su
chi fosse allora il padre, Edoardo Perazzi non ha certezze. Sul
perché Fallaci abbia raccontato altro sull’origine del libro “la
conclusione a cui sono giunto – risponde – è che sia stato per
una qualche forma di pudore. Oriana non ha mai avuto problemi a
raccontare tutto di sé, Lettera a bambino mai nato è proprio
l’epitome di tutto questo. Come non sia impazzita scrivendolo,
veramente è un mistero perché è una cosa talmente intima,
catartica, fortissima. Credo che alla fine l’abbia fatto proprio
per difendere se stessa in qualche modo, per prenderne un po’ le
distanze in qualche maniera”.
Lettera a un bambino mai nato torna tra l’altro in libreria
all’approssimarsi del ventennale della morte di Fallaci,
scomparsa il 15 settembre 2006. Anniversario per il quale,
spiega il nipote, “stiamo lavorando su una mostra celebrativa
del lavoro di Oriana: si parte da Milano, con Palazzo Reale, poi
spero si riesca a portarla in giro”. Sarà un’esposizione “immersiva ma pure con tantissimi oggetti”, tra cui un ruolo
importante lo avrà proprio “il quaderno” bozza della Lettera, e
sarà “accompagnata da un catalogo che in pratica sarà un libro
fotografico”.
“Stiamo lavorando inoltre su un documentario” aggiunge
Edoardo Perazzi che coglie l’occasione per ricordare il lavoro “straordinario” fatto “dall’equipe di ricercatrici e archiviste
della Biblioteca del Consiglio regionale della Toscana” sul
fondo Fallaci da lui donato al Consiglio ma su “idea di Oriana
con Riccardo Nencini”, che è stato presidente dell’Assemblea
toscana. Proprio in quel fondo è stato trovato – come pubblicato
nel 2016 su Panorama da Cristina Manetti – un dattiloscritto
autografo, non datato, in cui Fallaci parla della pillola come
il vero aborto e in cui scrive: “Non ho mai usato
anticoncezionali perché, con la stessa intensità con cui ho
sempre detestato e rifiutato il contratto matrimoniale, ho
sempre desiderato avere un figlio. Uno dei più grandi dolori
della mia vita è stato perdere il bambino che io e il mio
compagno aspettavamo con orgoglio e allegria”.
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Fonte Ansa.it