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Presidente Consulta, ‘Statuto siciliano apripista a livello ordinamentale’

“Lo Statuto siciliano operò da
apripista in un contesto ordinamentale che ancora non esisteva”.
    Lo ha detto il presidente della Corte costituzionale, Giovanni
Amoroso, nel corso della giornata “La Sicilia nel sistema
regionale italiano: 80 anni di autonomia siciliana tra
continuità storica e innovazione giuridica. Storia, istituzioni
e dottrine politiche a confronto” che si è svolta nel complesso
monumentale dello Steri dell’Università degli Studi di Palermo.
    Amoroso ha ricordato le pronunce della Corte costituzionale
che, dal 1957 al 2024, hanno inciso sull’assetto dell’autonomia
siciliana.
    Tra queste, il presidente è partito dalla sentenza n. 38 del
1957, che affermò il principio dell’unità della giurisdizione
costituzionale, passando per la riforma del Titolo V della
Costituzione del 2001 che ha rappresentato uno spartiacque
nell’evoluzione del regionalismo italiano, aprendo una nuova
fase interpretativa per le autonomie speciali fino alle pronunce
più recenti come la sentenza n. 192 del 2024.
    Amoroso ha, inoltre, proposto una riflessione sul paradosso
evolutivo dell’autonomia speciale: se lo Statuto siciliano
nacque come uno degli strumenti più avanzati di autogoverno
territoriale, oggi la sua modifica risulta soggetta al
procedimento aggravato di revisione costituzionale previsto
dall’articolo 138 della Costituzione. “Sembra quasi che la
situazione si sia capovolta”, ha osservato, evidenziando come
gli statuti delle Regioni ordinarie possano essere modificati
direttamente dalle stesse Regioni nell’ambito delle procedure
costituzionalmente previste, mentre le Regioni a statuto
speciale restano vincolate a un procedimento di revisione più
complesso.
    Alla giornata ha partecipato anche il rettore
dell’università, Massimo Midiri: “La ricorrenza che oggi
celebriamo non rappresenta soltanto un anniversario
istituzionale, ma costituisce un’occasione preziosa per
interrogarsi sul significato dell’autonomia siciliana, sul
percorso compiuto in ottant’anni e sulle sfide che essa è
chiamata ad affrontare. L’università ha il compito di custodire
la memoria e promuovere la ricerca, favorendo il confronto tra
prospettive diverse e contribuendo alla formazione di una
cittadinanza consapevole”.
   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

Fonte Ansa.it

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