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Il libro d’esordio di Carmelinda Gentile, la Beba di Montalbano

(di Eleonora Sasso) (CARMELINDA GENTILE, ‘E ALLA FINE
DIVENTAI BETTY BOOP’, AUREA NOX PP170, 15 EURO) – “Camminava
tanto, sempre a piedi, con una presenza che rompeva ogni regola
di sobrietà e normalità. La guardavo da lontano, incuriosita e
intimorita. Mi metteva a disagio. E dentro di me pensavo: ‘È
matta’. Oggi, dopo tutti questi anni, ho capito. Non era pazzia
quella che mi spaventava. Era la sua libertà. La libertà di
essere come voleva, di mostrarsi al mondo senza filtri, senza
paura del giudizio. La libertà vera, quella che non si
giustifica, che non chiede permesso”. E’ un linguaggio
immediato, che trasmette l’entusiasmo e l’urgenza di raccontare
quello dell’opera di esordio da scrittrice di Carmelinda
Gentile, attrice di teatro nota al pubblico televisivo per la
sua Beba ne ‘Il commissario Montalbano’.
    Un libro, il suo, che affianca al titolo leggero, ‘E alla fine
diventai Betty Boop’ – con prefazione dell’amico Filippo Bozzali
che si qualifica “sconosciuto scrittore dell’altopiano dei monti
Iblei” – un percorso attraverso la scoperta della malattia, le
paure, la cura, a cui nella narrazione si avvicinano ricordi,
sensazioni e, soprattutto, il legame con la sua Sicilia.
    “Un attimo, e tutto diventa altro. Succede, per esempio,
quando un medico olandese, in maniera asettica, senza giri e
parole, ti dice che sei malata di cancro. Due sono le reazioni
immediate: o inizi a morire dentro oppure prendi consapevolezza
che accogliere la cura, con tenacia e determinazione, può
diventare una eccezionale occasione di rinascita, un grimaldello
con il quale scardinare i pregiudizi, risvegliare e smuovere le
coscienze, in poche parole… aiutare sé e gli altri”. Che è poi
l’intento che ha spinto Carmelinda a mettere nero su bianco i
timori, le reazioni, le sfide.
    Dopo un’esperienza ventennale con le rappresentazioni
classiche al Teatro Greco di Siracusa, la sua città, Carmelinda
Gentile ha fondato ad Amsterdam, dove vive da oltre un decennio,
Korego Theater, compagnia che allestisce e porta in tour con
successo produzioni e progetti in lingua italiana.
    “Credo che l’arte possa alleggerire, spostare, aprire spazio
e respiro anche dentro il dolore più denso. E la scrittura, più
di ogni cosa, è ciò che resta”, quindi il libro come “atto di
presenza”. I momenti di introspezione sono quadri: “E poi mio
figlio ha scattato una foto mentre lavoravo. Una foto di spalle.
    Non mi guardo, non mi mostro. Ma io, guardando quella foto, vedo
tutto. Le spalle non nascondono. Non tolgono qualcosa. Anzi le
spalle raccontano molto più del viso. Sono un linguaggio
silenzioso. Vedo le spalle di una donna che da sempre porta il
peso delle sue scelte. Scelte coraggiose e dolorose, in
equilibrio precario tra forza e fragilità”. Racconta che “ci
sono stati 7 mesi di chemio, due operazioni, 15 radioterapie e
la chemio giornaliera e tanta tanta paura e silenzio. Morte,
rinascita, sopravvivenza”…..”E ora mi guardo nello specchio e
pian piano ho cominciato a parlare con questa nuova me. Che come
mi dicono in molti, con questo taglio, assomiglia tanto a Betty
Boop”.
    Nel fitto calendario di presentazioni del libro c’è quella di
domani, venerdì 27 marzo ore 18.30, a Roma presso The Forum, in
via del Pigneto 8/a.
   

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Fonte Ansa.it

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