
È la storia del cuore grande di
Palermo. Città dai mille problemi che ha sempre avuto una
vocazione nella storia: accogliere gli svantaggiati e quelli che
fuggono dalle guerre. È successo nel 1994 quando per anni
famiglie siciliane hanno accolto centinaia di bambini che
scappavano dalla guerra in Georgia. Tra loro anche Rusudan
Galdava, la cui storia è diventata un libro: Dalla Giorgia in
Italia. Ha tenuto un diario, nei giorni passati a Palermo, che è
stato pubblicato e presentato a Palermo nella giornata mondiale
del rifugiato.
Quando Rusudan è arrivata all’aeroporto di Punta Raisi, dove
ad accoglierli c’era l’allora sindaco Leoluca Orlando, aveva 12
anni. Rusudan si era dovuta separare dal fratello Giorgio e dai
genitori, la mamma Zaira insegnante e il padre Badri, geologo.
Con lei erano arrivati duecento bambini selezionati
dall’associazione Georgia-Italia tra i tanti figli di profughi
rifugiatisi a Tbilisi, la città gemellata con Palermo.
Quella esperienza cambiò la vita della scrittrice. Dal 1994
la ragazza tornò a Palermo ogni anno ospitata da Francesco e
Leonarda, i “genitori italiani” e la “sorellina” Valentina.
“Partimmo da Tbilisi con un volo aereo speciale tutto per noi
– racconta Rusudan Galdava nel suo libro -, era la prima volta
nella mia vita che viaggiavo in aereo, avevo una sensazione
molto strana, diversa da quella provata durante il viaggio in
macchina o in treno da Tbilisi all’aeroporto. Dopo 4 ore
arrivammo all’aeroporto di Palermo. Io gli altri bambini
sentivamo un forte batticuore, le famiglie che ci aspettavano
applaudivano commosse, la loro festosa accoglienza ci diede
fiducia e speranza in un futuro migliore. Avevo portato con me
due borse molto piccole”.
Fu accolta dalla famiglia di Francesco Mangiaracina e
Leonarda Amella, console onorario della Georgia in Sicilia.
“Ricordo ancora l’atmosfera positiva e la serenità che si
respirava in quella casa anche se gli zii erano sempre molto
impegnati nel lavoro sia come professori a scuola che come
architetti – aggiunge Rusudan -: questa famiglia così impegnata
nel lavoro e nello studio mi ha contagiato a tal punto che anche
adesso quando mi prefiggo una cosa non mollo fino a che non
raggiungo l’obiettivo”.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA
Fonte Ansa.it