
(di Carla Fundarotto) “L’omicidio di Daniele è l’ultimo
mistero di Palermo. Chiediamo la riapertura delle indagini non è
possibile che un delitto così efferato rimanga impunito e che la
famiglia non sappia chi è perchè ha ucciso mio fratello. Sono
passati dodici lunghi anni, sono state battute diverse piste ma,
ad oggi, non si è ancora giunti alla verità e anzi è tutto
fermo. Più tempo passa e più sarà difficile ottenere giustizia”.
Lo dice, Vito Discrede, il fratello di Daniele, l’imprenditore
di 41 anni ucciso davanti agli occhi della figlia, che all’epoca
aveva otto anni, il 24 maggio 2014, da alcuni uomini, nel
cortile davanti alla sua attività New cash and carry, in via
Roccazzo.
La famiglia ha sempre mostrato perplessità sulla dinamica
dell’omicidio. Il legale della famiglia Discrede, Antonino
Gattuso, dice che “nell’area vi erano quattro telecamere di
videosorveglianza, e a noi sono state consegnate alcune
immagini, tranne quelle della telecamera all’ingresso del
parcheggio dove è avvenuto l’agguato. Probabilmente è proprio in
quelle immagini che è possibile vedere arrivare i rapinatori a
bordo di una macchina, con il volto scoperto, perché non credo
che abbiano coperto il volto già da prima, lungo la strada
principale, visto che avrebbero destato sospetti. Queste
immagini non ci sono mai state fornite. Gli inquirenti le hanno
viste oppure no?”. L’omicidio, con sei colpi di pistola avvenne
alle 21.45, a chiusura dell’attività che la vittima aveva da
poco ceduto a dei soci, ma non è stato mai chiarito se il
delitto sia scaturito da una rapina finita nel sangue (visto che
a Discrede fu rubato un borsello con dentro 4.500 euro) o di un
omicidio per regolare altri conti in sospeso.
Una Citroen C4 quella sera varcò la soglia del cancello che
conduce al piazzale dove si trovava l’ingrosso di bibite,
Discrede era lì con la figlia. Dall’auto vennero fuori tre
banditi incappucciati che spararono al commerciante prendendo
l’incasso del fine settimana, per poi fuggire. “Quella macchina
era stata rubata – prosegue l’avvocato – ed era già stata
utilizzata per altre rapine. Dentro sono stati trovati però
alcuni oggetti, come delle lattine di bibite e delle maschere
utilizzate per coprire il volto. Mi risulta che siano stati
estrapolati dei campioni di dna ma, all’epoca, non vi erano
delle banche dati aggiornate, come lo sono oggi, per potere fare
un accurato confronto incrociato. Perché non riesumare quei
campioni di dna e confrontarli con le banche dati odierne?”.
“Dal 2020, anno in cui è avvenuta l’archiviazione delle
indagini non ci diamo pace. E’ da allora che non abbiamo notizie
o un’indicazione, da parte degli inquirenti – sottolinea Vito –
Ci è stato detto che tutto ciò che si poteva fare è stato fatto
per risalire ai responsabili. Sulla causa dell’agguato posso
solo dire che mio fratello era incensurato, un lavoratore
onesto”. Il legale della famiglia che, insieme ai familiari da
dodici anni lotta per la verità sull’omicidio, riporta alla luce
un dettaglio in merito ad un caso che si ricollega in qualche
modo al delitto Discrede: “Uno dei poliziotti arrestati anni fa
nel quartiere Zen, perché accusato di avere inscenato una finta
sparatoria, disse che aveva avuto delle informazioni
confidenziali e che aveva appreso l’identità di uno dei
rapinatori – spiega – ma poi non si è saputo più nulla”.
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Fonte Ansa.it