
(di Stefano Ambu) (ANSA) – CAGLIARI, 14 SET – Si ricomincia. Qualche scuola ha
anticipato l’apertura di cancelli e classi lunedì 12. Ma oggi
per la Sardegna scatta il via ufficiale. Molti istituti partono
con l’orario ridotto, ma da lunedì prossimo si marcerà quasi a
ritmo normale. Anche perché, lo stesso giorno della protesta dei
precari, a Cagliari sono partite le nomine dei supplenti, sempre
indispensabili per accendere il motore della macchina scuola.
Gli studenti che entreranno nelle aule saranno circa 196mila. I
docenti, compresi quelli di sostegno, quasi 25mila. Rinforzato
con circa settemila assunzioni l’organico degli Ata. Settecento
le nuove immissioni in ruolo di insegnanti già completate. E
altre cinquecento arriveranno in autunno. I rinforzi però ancora
non bastano. E allora ecco le chiamate dei supplenti.
“Un anno scolastico molto atteso da studenti, alunni, docenti,
dirigenti, personale ATA e genitori, perché è il primo in cui,
finalmente, ci si potrà rivedere in viso- spiega il
Coordinamento dei Presidenti di Circolo e d’Istituto – vogliamo
augurare a tutti un anno pieno di sorrisi e di normalità; quella
normalità che è mancata negli ultimi due anni. Il ritorno al
confronto ‘de visu’, il poter nuovamente tornare a far
educazione motoria in palestra, il contatto tra pari, è il
miglior augurio che potessimo desiderare. Buon anno scolastico a
tutti coloro che sanno che la scuola è il futuro del nostro
paese”.
E in effetti è di nuovo primo giorno di scuola senza mascherine:
non accadeva dal 2019. Nel 2020 lo scoppio della pandemia, tutti
a casa è in Dad. Studenti e docenti sono potuti, invece, entrare
a scuola senza naso e bocca coperti, anche se non è vietato
indossare dispositivi di protezione individuale. Non c’è più
l’obbligo di misurare la febbre. A casa i positivi, ma per loro
non è prevista la Dad. Si può anche andare a scuola con sintomi
influenzali. Ma in questo caso si dovrà utilizzare la
mascherina.
Non mancano i problemi. La Cisl sarda chiede un investimento
straordinario che preveda vere e proprie zone specifiche ad alta
densità educativa nei territori più disagiati. La scuola sarda
dovrà fare i conti anche quest’anno con presidi, oltre una
cinquantina, costretti a sdoppiarsi in due istituti. In attesa
magari della revisione dei parametri sulle autonomie legate al
numero di iscrizioni. Che sono sempre di meno visto che –
secondo i dati della Regione – negli ultimi quattro anni – per
colpa della bassa natalità- ha perso circa 15mila alunni. Nell’isola – secondo i dati rilanciati di Save the children
rilanciati dalla Cisl – il 13,2% dei minori non arriva neanche
al diploma delle superiori in quanto abbandona precocemente gli
studi. (ANSA).
Fonte Ansa.it