
Sono sei le manifestazioni di interesse arrivate per il sito sardo di Bekaert. Lo fa sapere il Mimit al termine del nuovo tavolo Bekaert Sardegna, attiva nella produzione di corde metalliche per pneumatici, controllata dalla multinazionale belga NV Bekaert SA, che lo scorso anno, a causa della crisi del settore automotive e degli pneumatici, ha deciso di mettere in vendita lo stabilimento di Macchiareddu (CA), dove attualmente lavorano, con contratti di solidarietà, circa 210 addetti.
Durante l’incontro – a cui hanno partecipato rappresentanti dell’azienda, della Regione Sardegna, del Comune di Assemini e delle organizzazioni sindacali – l’advisor Sernet, fa sapere il ministero, ha illustrato i risultati dell’attività di scouting avviata per promuovere un processo di reindustrializzazione in grado di garantire la continuità produttiva dello stabilimento e la salvaguardia dei livelli occupazionali in una prospettiva di lungo termine. “Nel rispetto della riservatezza prevista in questa fase, l’advisor ha comunicato ai partecipanti l’arrivo di sei manifestazioni di interesse nei settori della carpenteria, metallurgia, nautica, difesa e sostenibilità. A queste – sottolinea il ministero – si aggiungono due interlocuzioni avanzate in corso con ulteriori operatori nei comparti siderurgico e della trafilatura, che potrebbero assicurare continuità anche ai macchinari esistenti”.
Il Tavolo è stato riconvocato per il 25 giugno, termine entro il quale il Mimit ha chiesto all’azienda di confermare l’impegno ad accompagnare l’intero processo di reindustrializzazione, a tutela del sito produttivo e dei livelli occupazionali.
“Come Regione Sardegna, esprimiamo grande delusione per l’incontro odierno al Mimit sulla vertenza Bekaert e per la posizione assunta dai vertici aziendali, la cui decisione di lasciare lo stabilimento di Macchiareddu, e dunque l’Italia, si conferma assolutamente ingiustificabile e inaccettabile”. Così l’assessore dell’Industria Emanuele Cani a conclusione del tavolo convocato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy per fare il punto sulla situazione. “Dopo otto mesi dall’apertura di questa vertenza, l’unica cosa certa è che 65 lavoratori su 120 hanno aderito allo schema di esodo su base volontaria prospettato dall’azienda, e questa dal nostro punto di vista non è di sicuro una buona notizia, perché denota paura e mancanza di fiducia verso una risoluzione positiva della questione da parte dei lavoratori”, sottolinea l’assessore Cani.
“In secondo luogo – aggiunge – la situazione prospettata da Sernet, la società incaricata di vagliare l’interesse di altre aziende verso un processo di reindustrializzazione del sito, pur contemplando sei manifestazioni di interesse pervenute non sembra fornire, allo stato, elementi di certezza che possano rassicurarci verso questa direzione”.
Una preoccupazione condivisa dall’assessora del Lavoro Desiré Manca: “Non è accettabile che il tempo passi senza decisioni, mentre l’incertezza grava interamente sui lavoratori e sulle loro famiglie. Ribadiamo con fermezza che esistono tutte le condizioni per garantire la continuità produttiva nello stabilimento di Macchiareddu. Continuare a rinviare significa assumersi la responsabilità di un logoramento inaccettabile, che colpisce esclusivamente chi lavora e vive di quel lavoro. La chiusura non è un esito inevitabile. È una scelta. E come tale ha responsabilità precise, che non possono essere eluse né scaricate su altri. Non possiamo accettare che si continui a perdere tempo mentre cresce l’insicurezza e si indebolisce il tessuto produttivo del territorio. Per questo continueremo a intervenire con determinazione in tutte le sedi istituzionali, pretendendo risposte chiare, atti concreti e il pieno rispetto del lavoro e della dignità delle persone”.
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