
Circa seimila e cinquecento sardi
convivono con la sclerosi multipla, una malattia che, grazie ai
passi avanti fatti dalla ricerca, può essere oggi tenuta sotto
controllo e consentire una buona qualità di vita. Ciononostante,
oltre la metà di loro sperimenta ansia e depressione e un senso
di solitudine, in particolare i giovani che devono rimodulare i
propri progetti e sogni futuri.
Del loro invisibile peso psicologico, ancora assai
sottovalutato, si è parlato durante la tappa sarda di WillChair
Table, un incontro tenutosi a Cagliari a Palazzo Doglio, che ha
aperto un dialogo tra i giovani neo diagnosticati, i medici e
l’Associazione italiana sclerosi multipla Sardegna, sulla
necessità di prendere in carico la persona nel suo insieme per
migliorarne il benessere complessivo.
“La sclerosi multipla colpisce le giovani generazioni con un
impatto importante sulla realizzazione della propria vita – ha
sottolineato Eleonora Cocco, direttrice del centro specializzato
dell’ospedale Binaghi – È pertanto fondamentale mettere la
persona nella condizione di scegliere per se stessa con il
nostro aiuto, favorendo la sua autodeterminazione. Solo
camminando insieme, i neurologi possono dare gli strumenti
giusti per costruire un percorso di cura e di vita, affinché chi
ha questa malattia si possa sentire autonomo ma supportato”.
Una gestione multidisciplinare e calibrata sulle esigenze
individuali può aiutare a sviluppare strategie per affrontare le
difficoltà quotidiane, rafforzare la resilienza e mantenere un
equilibrio emotivo. “Oggi esistono cure efficaci che, se
somministrate precocemente, permettono di vivere la vita nella
sua pienezza, di fare sport anche estremi, studiare, lavorare e
avere figli”, ha spiegato Gabriella Spinicci, neurologa dello
stesso centro del Binaghi. La partecipazione attiva al proprio
percorso di cura fa tuttavia la differenza. Per avviarla occorre
instaurare un dialogo aperto, continuo e autentico, tra medico e
paziente. “La comunicazione è un aspetto della cura – ha
confermato Liliana Meini, presidente in Sardegna
dell’Associazione sclerosi multipla – Proprio dall’incontro e
dal confronto con il proprio medico comincia la presa in carico
della persona con sclerosi multipla”.
“La relazione, intesa come ‘luogo del prendersi cura’,
declinata nei differenti contesti di cura e sociali, veicola
l’ascolto e offre un posto alla persona nella sua interezza. Lo
stare con l’altra/o in una dimensione empatica consente di
creare insieme percorsi volti alla ricerca della migliore
qualità di vita possibile.”, ha ribadito Anna Maria Perillo,
psicologa, psicoterapeuta, esperta di questa patologia.
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Fonte Ansa.it