
Sanità sarda bocciata alla prova delle Performance 2023, valutata su sei dimensioni: appropriatezza, equità, sociale, esiti, economico-finanziaria, innovazione. E’ quanto emerge dall’undicesimo rapporto “Le performance regionali” del Centro per la ricerca economica applicata in sanità come strumento di monitoraggio degli effetti dell’autonomia differenziata in sanità.
L’Isola, infatti, si pone agli ultimi posti con altre cinque regioni del Meridione, spuntando un risultato che risulta inferiore al 32% del risultato massimo ottenibile e un indice di performance generale dello 0.31 che viene dato da un panel multistakeholder. Il giudizio peggiore arriva dagli utenti (0.25) e dal management aziendale (0.26) mentre le istituzioni sono arrivate a dare 0.33, le professioni sanitarie 0.32 e l’industria 0.40. Nel dettaglio dei diversi livelli di governance la sanità sarda peggiora, rispetto al 2019, nella quota di famiglie che rinunciano a sostenere spese per consumi sanitari per motivi economici ma anche per distanza, liste d’attesa, orari scomodi, etc., come già evidenziato recentemente dal Crenos.
Male anche la speranza di vita senza limitazioni funzionali (over 65 anni), il tasso di screening cervicale, mammografico e colonrettale e il tasso di anziani trattati in assistenza domiciliare integrata. Performance peggiori rispetto a 4 anni anni fa anche per la spesa sanitaria pubblica pro-capite standardizzata, lo sforamento pro-capite del tetto di spesa farmaceutica (ospedaliera e territoriale) ma anche sulla quota di persone deboli o a rischio (affetti da dipendenze, anziani e poveri) e di persone disabili e/o anziani, che ricevono assistenza domiciliare integrata e per il tasso di over 75 anni non autosufficienti in trattamento socio-sanitario residenziale.
La Sardegna migliora, invece, rispetto al 2019 per la quota di interventi con tecniche mininvasive, per l’indice di implementazione della rete oncologica e per il tasso di implementazione del Fascicolo sanitario elettronico. Bene anche l’incidenza della spesa per consumi sanitari privati delle famiglie sui consumi totali, l’indice di salute mentale, il tasso di popolazione con stili di vita corretti e il tasso di difficoltà di accesso ad alcuni servizi (farmacie, ps, ecc.) oltre che il tasso di ospedalizzazione evitabile per patologie croniche.
Fonte Ansa.it