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Coniugi travolti e uccisi alla fermata del bus, investitore dovrà risarcire 7 nipoti

La Corte d’appello di Sassari ha
condannato Mirco Migliori, idraulico 41enne di Valledoria, a
risarcire il danno non patrimoniale ai sette nipoti dei coniugi
Tonina e Salvatore Satta, 62 e 75 anni, originari di Pattada,
investiti e uccisi dal furgone che guidava il 3 dicembre 2017,
mentre aspettavano il bus a una fermata di viale Porto Torres, a
Sassari.
    La sentenza, notificata ieri alle parti, ha ribaltato la
decisione assunta in primo grado dal Tribunale civile di
Sassari, che aveva respinto le richieste risarcitorie dei nipoti
e condannato Migliori, in solido con la compagnia assicuratrice,
a risarcire con 32.600 euro, più rivalutazione e interessi,
ciascuno dei sette nipoti delle due vittime, costituitisi con
l’avvocata, Mariolina Doneddu.
    Migliori, già condannato nel procedimento penale in appello a
2 anni e 6 mesi (in primo grado era stato condannato a 3 anni e
6 mesi), è stato riconosciuto responsabile della morte dei
coniugi Satta, nonostante a fargli perdere il controllo del
furgone Fiat Doblò che guidava quella mattina, sia stata una
crisi epilettica.
    La Corte ha anche riconosciuto il danno non patrimoniale dei
sette nipoti, che erano legatissimi agli zii e che quindi, con
la loro morte hanno subito sia un “danno morale, cioè di
sofferenza conseguente alla impossibilità di proseguire il
rapporto di comunanza familiare, sia un danno relazionale,
conseguente alla significativa modificazione delle proprie
abitudini di vita”, è spiegato nella sentenza.
    Nell’interpretazione dei giudici, “nonostante le parti non
fossero legate da convivenza, si può ragionevolmente sostenere
che la perdita del rapporto parentale con gli zii abbia
determinato in capo ai nipoti non solo una sofferenza psichica
ma altresì una modifica delle loro abitudini di vita”.
    Migliori, che era difeso dall’avvocato, Sebastiano Pes, è
stato ritenuto responsabile dell’incidente nonostante al momento
della tragedia fosse in preda a un attacco epilettico. Questo
perché poco prima dell’incidente aveva avuto due episodi
sintomatici di un malessere che avrebbe dovuto indurlo perlomeno
ad astenersi dalla guida. Aveva prima perso il controllo del
Doblò, rischiando di finire fuori strada, poi all’interno di un
negozio, mentre parlava con la cassiera non riusciva a
pronunciare le parole, segno che qualcosa non andava bene. Da
diverso tempo, inoltre, aveva avuto (3 o 4 volte l’anno) altri
sintomi della malattia. Quindi per i giudici l’attacco del 3
dicembre 2017 non poteva essere considerato imprevedibile.
   
   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

Fonte Ansa.it

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