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Brexit: accordo preoccupa oltre 1000 aziende della Sardegna

(ANSA) – CAGLIARI, 28 DIC – Fra qualche giorno la Brexit sarà
una realtà per milioni di imprese europee, comprese quelle della
Sardegna, che esportano i loro prodotti oltre la Manica. Ma la
firma di questo storico accordo commerciale sottoscritto tra
Europa e Gran Bretagna non rasserena le realtà produttive
isolane preoccupate per i rapporti che regoleranno l’export
verso Inghilterra, Galles, Scozia e Irlanda del Nord. Sono,
infatti, più di un migliaio
le piccole aziende sarde che commerciano con Londra e che
rischiano una brusca frenata nei loro affari.
    Secondo le segnalazioni che Confartigianato Sardegna ha raccolto
in questi mesi dagli imprenditori sardi, le principali
preoccupazioni sono due: l’eventuale applicazione di IVA e dazi,
e l’aumento della burocrazia. Gli ultimi dati, forniti da
Confcommercio Sardegna, parlano di oltre 50milioni di euro annui
di prodotti sardi in questo Paese che risulta essere il nono
mercato di destinazione delle esportazioni manifatturiere
dell’Isola. Quanto ai settori, i prodotti maggiormente esportati
sono stati gli alimentari, seguiti dai prodotti in legno e
metallo, pelletteria, abbigliamento e tessile, mobili e
ceramiche.
    “Nessuno conosce nel dettaglio l’accordo che regolerà i rapporti
commerciali tra Regno Unito dalla UE, e ciò ci preoccupa
abbastanza – afferma Antonio Matzutzi, presidente di
Confartigianato Imprese Sardegna – anche perché auspicavamo
l’istituzione di un’area di libero scambio con regole
armonizzate, ma di questo, per ora, nessuno ne parla.
    Soprattutto servirà particolare attenzione nel caso in cui il
Regno Unito decidesse di chiudere accordi bilaterali con paesi
come gli Stati Uniti. Per questo è necessario essere certi che
quel paese non diventi un punto di ingresso per prodotti di
Italian Sounding e non a norma europea”. “Infatti, dal primo
gennaio, alimentari, abbigliamento, arredamenti, macchinari ma
anche servizi alle imprese, materie prime e semilavorati
dovranno, dopo tanti anni, nuovamente passare una dogana e
svariati controlli ed essere accompagnati da numerose
certificazioni e documenti – spiega ancora Confartigianato – Per questo, tutte le cessioni di merci dall’Italia al Regno
Unito rappresenteranno operazioni di esportazione. Qualcosa da
pagare in più ci sarà anche sul fronte del commercio on
line” (ANSA).
   

Fonte Ansa.it

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