
“La violenza non ha colore” è la frase che campeggiava sullo
striscione esposto da alcuni connazionali di Bakari Sako durante
il sit-in organizzato a Taranto nel luogo in cui il 35enne
maliano è stato ucciso all’alba del 9 maggio – secondo l’accusa
– da un gruppo di sei persone, tra cui quattro minorenni.
Centinaia le persone presenti, nonostante la pioggia, con una
folta rappresentanza della comunità africana e numerose adesioni
del mondo associativo, sindacale, studentesco, religioso e
culturale. L’iniziativa è stata promossa da Libera Taranto,
Associazione Babele Aps e Mediterranea Saving Humans, insieme
alla Comunità africana, con lo slogan “Taranto non può restare
in silenzio”.
Presente anche il fratello della vittima, Souleymane Sako,
che sui social ha scritto: “Sei andato così fratello, come eri
silenzioso e rispettoso… Riposa in pace fratello. La pace sia su
di te”. La volontaria di Mediterranea Saving Humans Caterina
Contegiacomo ha annunciato il sostegno alla famiglia per il
rimpatrio della salma e l’avvio di una raccolta fondi. “È una
tragedia che non doveva accadere – ha detto – e il problema è
anche il linguaggio pubblico e politico che continua a
disumanizzare le persone migranti”.
Il presidente della Comunità maliana in Italia, Mahamoud
Idrissa Boune, ha ringraziato la città: “avete dimostrato da che
parte state, quella della giustizia e del coraggio”. Un
sindacalista della Flai Cgil ha richiamato i principi
costituzionali: “Non ne possiamo più del razzismo, vogliamo
un’Italia diversa”. Dalla comunità africana locale l’appello
alle istituzioni per “favorire una vera integrazione”, mentre un
manifestante ha parlato di “un clima di odio alimentato
quotidianamente dai politici”.
Per Libera Taranto è intervenuto Remo Pezzuto, sottolineando la
necessità di “ricostruire legami sociali e impedire che la
violenza diventi linguaggio dominante tra i giovani”. Le
associazioni organizzatrici hanno ribadito che “nessuna vita è
invisibile” e che “la violenza, il razzismo e l’indifferenza non
possono avere l’ultima parola”.
Nei giorni scorsi era stata promossa anche una fiaccolata di
preghiera dalla Cattedrale, con il parroco della città vecchia
che aveva definito l’omicidio “un orrore”, invitando la comunità
a non rimuovere quanto accaduto: “È da qui che dobbiamo
ripartire”.
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Fonte Ansa.it