
L’appello alle istituzioni
lanciato lo scorso anno dal Tar del Piemonte risolvere il
problema legato alla “Carta del docente” è rimasto inascoltato,
tanto da far pensare che si sia trattato di una “voce che grida
nel deserto”. È quanto scrive il presidente del tribunale,
Raffaele Prosperi, nella relazione diffusa durante
l’inaugurazione dell’anno giudiziario. La questione riguarda le
cause avviate dagli insegnanti per ottenere il denaro che spetta
per attività di formazione e aggiornamento professionale. I
ricorsi, del valore di 500 euro, vengono risolti dai tribunali
del lavoro con sentenze “a stampone” (la definizione è di
Prosperi). Poi, però, non vengono eseguite dagli uffici che
dovrebbero versare la somma. Diventa così necessario rivolgersi
al Tar per l’ottemperanza. L’effetto è di intasare il tribunale
amministrativo. Il presidente Prosperi ha osservato che questi
procedimenti “nel 2024 sono stati 887 a fronte di 1082 ricorsi
di genere disparato, ma nel 2025 sono saliti a 2.225”.
“Tutto questo ha sottolineato – per rimediare a una mancata
corresponsione e ha una conseguente mancata esecuzione del
giudicato dei tribunali civili su una sorta di voce retributiva
minima, specificamente attribuita agli insegnanti per l’acquisto
di materiale utile per la formazione propria e degli alunni. E’
una questione che purtroppo riguarda molti tribunali italiani,
ma che vede quello piemontese fra i più tartassati d’Italia”.
“Lascio immaginare – ha ancora detto il presidente – il peso
amministrativo costituito da 2225 ricorsi a fronte di altri 1390
da definirsi ordinari. Nella relazione dello scorso anno si era
cercato di consigliare a chi è titolare dei poteri normativi, ed
eventualmente anche alle forze sindacali, di trovare un rimedio
per l’attribuzione di questi 500 euro. Ma naturalmente, così
come altre raccomandazioni agitate in questa occasione, si è
trattato solamente di una ‘vox clamans in deserto’, tanto da far
pensare che queste cerimonie per l’inaugurazione dell’anno
giudiziario siano solamente delle occasioni da classificare tra
il formale e il mondano”.
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Fonte Ansa.it