
Il ‘revenge porn’ non come gesto
isolato o fenomeno dettato dalla sola dimensione individuale, ma
come “vera e propria ‘moneta culturale’, utile a ottenere
status, approvazione e legittimazione all’interno del gruppo
maschile”. E’ un nuovo studio del Dipartimento di Psicologia
dell’Università di Torino – pubblicato sulla rivista Psychology
of Men & Masculinities dell’American Psychological Association –
a collegare “l’adesione a un modello di mascolinità egemonica” e
la propensione a diffondere online senza consenso immagini o
video intimi di donne da parte di giovani uomini eterosessuali.
“I materiali intimi vengono spesso trattati come oggetti di
scambio, trofei o prove di conquista sessuale – dichiarano le
autrici dello studio, Elisa Berlin e Chiara Rollero –
contribuendo a consolidare gerarchie di potere e a rinforzare
l’idea che il corpo femminile sia una risorsa collettiva a
disposizione degli uomini. Tali dinamiche sono accompagnate
infatti da linguaggi apertamente misogini, forme di slut-shaming
e una forte svalutazione del consenso femminile”.
Dall’analisi emerge che “la partecipazione attiva o passiva –
anche solo visionando contenuti diffusi illegalmente – alimenta
una cultura omosociale in cui parlare di sesso eterosessuale
diventa un rituale di appartenenza; la dominanza maschile si
rafforza attraverso la sessualizzazione delle donne; mostrare
empatia verso le vittime può essere percepito come una minaccia
allo status virile”.
Berlin e Rollero evidenziano la necessità urgente di
sviluppare interventi educativi specifici che affrontino il
rapporto tra mascolinità, potere e sessualità nell’era digitale.
Lo studio è stato realizzato attraverso l’analisi di 19 articoli
scientifici internazionali selezionati dopo una ricerca
sistematica in cinque database (Apa PsycInfo, Apa PsycArticles,
Gender Studies Database, Scopus e Web of Science).
Riproduzione riservata © Copyright ANSA
Fonte Ansa.it