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Necessario un sistema di sorveglianza per prevenire le complicanze cardiologiche

La pandemia rischia di provocare un aumento dell’incidenza delle patologie cardiovascolari nella popolazione: è fondamentale la creazione di percorsi di sorveglianza per pazienti che hanno avuto il Covid per monitorare l’eventuale insorgenza di infiammazioni cardiache come miocarditi e pericarditi non preesistenti al contagio. A questo scopo risulta ancora una volta centrale l’osservazione cardiologica del paziente, nell’ottica di una continuità clinico assistenziale del percorso di cura, dal pre ricovero al follow up post dimissioni.
Un recente studio pubblicato sullo European Hearth Journal ha dimostrato che circa il 50 per cento dei pazienti ricoverati per una forma grave di Covid-19 e che mostravano livelli elevati di troponina hanno poi riportato danni al cuore. Una complicanza che è stata rilevata tramite risonanza magnetica un mese circa dopo la dimissione. Nei casi analizzati si trattava di miocardite, cioè l’infiammazione del muscolo cardiaco, infarto, ischemia o combinazioni di tutti e tre i fattori insieme.
In questo senso risulta necessario un monitoraggio che deve sicuramente coinvolgere anche le persone a elevato rischio cardiovascolare, che hanno già – senza considerare la possibilità di contagio da Covid – un pericolo di morte superiore o uguale al 20% nei 5 anni dopo la prima manifestazione patologica. È un dato noto in cardiologia e attestato dalla Carta del Rischio italiana e dalle Carte internazionali.
Fra questi soggetti ci sono senz’altro i malati affetti da scompenso cardiaco che, in quanto sindrome e non semplice patologia, presenta in genere diverse comorbilità, che sono alla base della complessità clinica che rende questi pazienti particolarmente fragili.
Ad Alessandria abbiamo iniziato, organizzando una rete diffusa di elettrocardiografi collocati in ambulatori e case della salute afferenti alla ASL, che potrebbe essere utilizzata anche a questo scopo. Gli apparecchi sono collegati in rete con le cardiologie dei nostri Presidi Ospedalieri, dove i dati raccolti vengono analizzati dagli specialisti in servizio in tempo reale. Ad oggi sono stati posizionati 21 elettrocardiografi a copertura di tutta la provincia, che ha un territorio particolare, con molte zone isolate, lontane dagli ospedali. L’elettrocardiografo, rispetto a tecnologie più
recenti e sofisticate, è considerato oggi come uno strumento di base, ma consente un uso diffuso che, soprattutto se affiancato dalla competenza specialistica del cardiologo, può salvare vite umane.
Ma è necessario definire precisi percorsi terapeutici per inserire i pazienti post Covid in una rete di follow up cardiologico sul territorio.

Federico Nardi
Presidente ANMCO, Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri, Piemonte e Valle
d’Aosta

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