
Un presepe che
racchiude un impegno: ripopolare un paese spopolato. Le luci del
Natale a Bagnoli del Trigno, un fazzoletto di terra arrampicato
su un costone animato da 600 anime in provincia di Isernia,
durante l’Avvento diventa magico. Perché le presenze si
moltiplicano a dismisura grazie alla mostra dei presepi
raccontata nel vecchio monastero dell’Annunziata. È il più
grande del Molise: 300 metri quadrati in cui il Vangelo si snoda
in stanze ricche di storia e scavate nella pietra locale. A
realizzarlo in mesi di lungo e meticoloso lavoro è il gruppo
Volontari bagnolesi che conta iscritti di tutte le età: il più
giovane ha otto anni, il più grande più di 80, come Carmine,
86enne tuttofare che ogni anno dedica il suo tempo
all’allestimento del presepe. Alcuni componenti del gruppo
vivono in paese, altri risiedono in altre regioni italiane o
all’estero. “Il Natale ci ha permesso di recuperare tante
tradizioni e testimonianze di come in passato veniva vissuto il
periodo natalizio: molti anziani ci hanno raccontato le loro
esperienze e noi abbiamo dato vita alle loro emozioni”, spiega
Emanuele Ianiero, 28enne presidente dei volontari che stanno
ultimando gli ultimi preparativi in vista della inaugurazione
della 15/a edizione prevista il prossimo 7 dicembre.
“La tradizione presepiale ci ha permesso di ripopolare il
paese e rinsaldare il legame tra generazioni: gli anziani hanno
tramandato valori che noi, con entusiasmo, abbiamo
concretizzato”, continua. “Siamo in un paesino che vive
l’impoverimento demografico così- spiega- abbiamo pensato di
creare iniziative non solo dal risvolto turistico ma utili a far
restare o far tornare i bagnolesi” . Se il presepe occupa il
pianoterra del vecchio convento su cui dondola la campana più
grande della regione, i piani superiori ospitano il museo delle
tradizioni: un cunicolo labirintico fatto di antiche culle,
arnesi ormai in disuso e un albero di Natale addobbato di
frutti. “Il presepe è visitabile quasi per tutto l’anno: ad
agosto chiude perché dobbiamo smontarlo e sostituirlo con il
nuovo”, dice Emanuele mentre con orgoglio mostra statue di
fattura napoletana risalenti all’800 e accarezza Peppinella, la
capretta tibetana che fa parte di una scena del presepe.
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Fonte Ansa.it