
(ANSA) – CAMPOBASSO, 06 MAG – In Molise la metà dei medici
internisti riferisce di essere in burn-out e ben il 60% dichiara
di aver pensato di licenziarsi nell’ultimo anno. Sempre la metà
riferisce di sentirsi emotivamente sfinito e di lavorare troppo
duramente, il 60% di essere sfinito a termine di ogni giornata
lavorativa e il 40% di essere frustato dal proprio lavoro. A
fornire la fotografia dei medici “sull’orlo di una crisi di
nervi” è la survey condotta da Fadoi, la Federazione dei medici
internisti ospedalieri e presentata a Milano al 28° Congresso
Nazionale della Federazione.
Nonostante le percentuali, rileva l’indagine, il medico
molisano non perde la propria passione per la professione: il
70% riferisce di affrontare efficacemente i problemi dei propri
pazienti e di influenzare positivamente la vita di altre persone
attraverso il proprio lavoro, il 90% di aver realizzato molte
cose di valore e il 70% di rallegrarsi dopo aver lavorato con i
pazienti. Solo il 30% teme che il proprio lavoro possa con il
tempo indurirlo emotivamente. Il Covid, nel 60% dei casi, ha
influenzato negativamente la vita dei medici molisani.
“Depressi, stressati e in perenne carenza di sonno per orari
di lavoro che vanno ben oltre il lecito, carichi di lavoro
impossibili da gestire. Il tutto aggravato da mancanza di
riconoscimento del valore di quanto con competenza professionale
si fa, un numero di pazienti per medici e posti letto che rende
quasi impossibile instaurare un rapporto empatico con i pazienti
e la burocrazia che rende tutto ancora più difficile”, scrive
Fadoi, ricordando che i medici internisti “da soli assorbono un
quinto di tutti i ricoveri”. Una situazione che rappresenta “una
minaccia per la loro salute ma anche per quella degli assistiti,
visto che lavorare quando si è in burnout significa alzare di
molto le possibilità di commettere un errore sanitario”.
“Questi risultati – commenta Concetta Mancini, Presidente
Fadoi Molise – vanno interpretati in una prospettiva di
necessario cambiamento dell’assetto organizzativo orientato
verso scelte di riqualificazione dei reparti di Medicina e di
valorizzazione del singolo professionista”. (ANSA).
Fonte Ansa.it