
“Dobbiamo passare dalle Marche dei
distretti alle Marche delle filiere”. Le parole del presidente
di Confindustria Ancona Diego Mingarelli durante l’evento del
Corriere Adriatico “Destinazione crescita. Infrastrutture,
credito, imprese e
connessioni per il futuro delle Marche” che si è svolto nel
pomeriggio al Seebay hotel a Portonovo di Ancona.
“I distretti ormai non sono più adeguati perché hanno una
logica geografica e fortemente settoriale, – ha spiegato –
mentre noi dobbiamo riadeguare l’economia a un mondo che cambia.
Le filiere vanno oltre le province e le regioni: sono europee,
economie estremamente interconnesse”. Come Confindustria, ha
osservato, “abbiamo cominciato a lavorare a testa bassa su
questo tema, mettendo insieme le aziende, come abbiamo fatto
nell’automotive, un settore sottoposto a grandi cambiamenti.
Nella filiera non c’è più il rapporto semplice tra fornitore e
cliente, c’è un rapporto di contaminazione sull’innovazione e
sulle competenze per non lasciare indietro nessuna impresa”.
“Noi siamo in una regione manifatturiera – ha ricordato
Mingarelli – e oggi il mondo cerca manifattura. L’Italia ha
raggiunto la cifra di 640 miliardi di export, che è un risultato
straordinario” e “la metà è fatto da piccola media impresa”.
La nostra specificità, ha detto ancora il presidente di
Confindustria Ancona, è “avere una manifattura diffusa che ha
trovato in alcuni settori di nicchia del bello e ben fatto la
capacità di andare a prendersi degli spazi nel mondo. E questa è
un’unicità tutta italiana, in parte marchigiana, che non
dobbiamo rinnegare”.
Il problema, ha evidenziato Mingarelli, è che “in una fase in
cui il mondo cerca manifattura, i grandi player mondiali stanno
andando ad aggredire anche le nicchie su cui eravamo ben
posizionati”. Come rispondere? “Togliamoci di dosso un’analisi
dimensionale che è fuori dal tempo: esistono assetti grandi che
sono piccolissimi in alcuni settori, ed esistono aziende
considerate piccole che sono leader nelle loro nicchie”. “Noi
dobbiamo puntare sul fare sistema, – ha ribadito Mingarelli –
perché il valore aggiunto nasce da un’azienda che non compete
più da sola. Anche le aziende grandi hanno bisogno di un
ecosistema”. “La regione – ha concluso – deve andare a competere
su queste sfide con un’azione il più possibile integrata, perché
la nostra manifattura oggi è sotto minaccia”.
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Fonte Ansa.it