
Pensare con le mani è il concetto
che ispira la narrazione di ‘Ars: genio e capacità made in
Marche’, la mostra inaugurata oggi al Padiglione Italia
all’interno della settimana dedicata alla regione. Un’idea che
vede al centro l’uomo e che è anche una sintesi di sapienza e
visione alla base di quel ‘saper fare all’italiana’, un
patrimonio da trasmettere alle generazioni future tramite
maestri d’esperienza.
La mostra “rappresenta perfettamente” quello che sono le
Marche, sottolinea Andrea Maria Antonini, assessore allo
Sviluppo economico della Regione, una regione “forte di una
propria tradizione, di proprie radici che si esprime anche
attraverso degli oggetti, dei manufatti, che in realtà diventano
anche dei prodotti artistici, di design, di grande qualità, di
grande creatività e questa è la nostra veramente peculiarità”.
Ars, “tre lettere per significare un concetto con tanti
contenuti, maestria, tecnica, arte” racconta la curatrice della
mostra Antonella Nonnis. “Era proprio quel ponte che ci serviva
per raccontare le marche e il Giappone”, aggiunge Nonnis, “ispirandoci alle botteghe artigiane che Cucinella aveva
realizzato, abbiamo pensato in qualche modo di riportare quel
messaggio, quello di creare, quella capacità dell’uomo di
generare la vita attraverso l’arte”.
Ars veniva ancora utilizzata nel Rinascimento per indicare
ciò che oggi chiamiamo “arte”, anche se il termine cominciava
già a evolversi, distaccandosi dalla sola dimensione materiale
per assumere un significato più ampio, legato al valore
culturale delle opere. Questa trasformazione troverà piena
espressione con la nascita dell’estetica filosofica nel
Settecento. Nelle Marche il termine viene oggi riscoperto e
valorizzato nel suo senso originario e
universale: rappresenta l’agire umano proiettato verso il
futuro.
L’Ars del titolo “racchiude abilità, talento, mestiere,
saggezza, attenzione, cura e queste trovano una loro perfetta
corrispondenza nello shokunin giapponese, l’artigiano che dedica
la propria vita al perfezionamento dell’arte, di ciò che
produce” spiega il direttore dell’Istituto italiano di cultura a
Osaka, Andrea Raos. “Per l’artigiano italiano come per
l’artigiano giapponese creare un oggetto è pensare e agire allo
stesso tempo”, aggiunge Raos, e parlare di tradizione e
innovazione “significa parlare di come trovare un punto di
equilibrio tra i due termini perché una tradizione senza
innovazione è una tradizione senza vita, senza rinnovamento
mentre un’innovazione senza tradizione è senza memoria, senza
senso”. Le opere in mostra sono esposte in spazi tematici che
dialogano tra loro, organizzati attorno a elementi
modulari autoportanti chiamati byobu, ispirati alle case
tradizionali giapponesi.
Al centro della sala è posta l’opera Controluce, pensata per
attrarre l’attenzione del pubblico, simboleggia il legame tra
Marche e Giappone, valorizzando l’artigianato come espressione
dell’arte del fare. Realizzata con carta prodotta dai maestri
cartai di Fabriano, l’opera richiama la tradizione della
filigrana, che ha trasformato la carta in un materiale prezioso
e unico.
Il percorso espositivo è articolato in quattro sezioni
tematiche. Ogni sezione è rappresentata da opere esposte nelle
sei nicchie del portico d’ingresso del Padiglione Italia. ‘Il
nodo e l’intreccio’, in cui un abito in merletto di Offida
dialoga con un cappello di paglia di Montappone, simboli della
tradizione femminile contadina. ‘Artigianato e innovazione’ dove
l’iconica poltrona ‘Vanity Fair’ e i mocassini ‘Gommino’
raccontano l’incontro tra design e tradizione. ‘Connettere le
vite’ nella cui sezioni oggetti come la sedia ‘Ghost’, i ‘Kimono’ e quattro arazzi esprimono la fusione estetica tra
Italia e Giappone attraverso sperimentazione e creatività. E
infine ‘Futuro e design’ dov’è esposta singolarmente, la tuta
spaziale ‘Suite 1’ indossata nella missione Virtute 1, a
rappresentare l’unione tra alta sartoria e innovazione
tecnologica.
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Fonte Ansa.it