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Covid: addetti in Cig ma ditta lavorava, denunce e sequestri

(ANSA) – ANCONA, 25 NOV – Fatture e interventi prestati
ai clienti eseguiti proprio dagli operai di una società di Osimo
che, diversamente da quanto indicato nelle richieste di Cassa
integrazione presentate all’Ente previdenziale, avevano
continuato a lavorare negli stessi giorni per i quali era stata
richiesta l’integrazione salariale. Lo hanno scoperto i militari
della tenenza della Guardia di Finanza di Osimo per una ditta di
manutenzione impianti che avrebbe usufruito indebitamente di
52mila euro di Cig prevista tra le misure a sostegno delle
imprese colpite dalla crisi pandemica. I presunti responsabili
della frode, due coniugi osimani, sono stati denunciati per
indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato. Il gip di
Ancona, su richiesta della Procura che ha coordinato le
indagini, ha emesso un provvedimento di sequestro preventivo per
l’intero valore indebitamente percepito, eseguito su
disponibilità finanziarie e un immobile riconducibile agli
indagati. L’ammortizzatore sociale è stato erogato per far
fronte alla crisi economica determinata dalla pandemia. Durante
i controlli dei requisiti per l’accesso ai benefici, la Gdf di
Osimo ha riscontrato che l’azienda aveva richiesto l’accesso
all’ammortizzatore sociale dell’integrazione salariale per tutti
i suoi 15 dipendenti, indicati come sospesi dal lavoro nei mesi
di marzo, aprile e maggio 2020. Dagli accertamenti, però, sono
emerse fatture emesse per interventi eseguiti proprio nel
periodo in questione. Il riscontro, oltre ai documenti
contabili, è stato fornito grazie alle ulteriori minuziose
investigazioni dei finanzieri, i quali hanno raccolto concreti
elementi della presenza degli operai nei luoghi e date di
esecuzione dei lavori.
    Così facendo l’impresa, che contrariamente a quanto attestato
non aveva interrotto l’attività né avuto un calo di lavoro,
continuando a fatturare anche nel periodo del lockdown dello
scorso anno, ha trovato il sistema per non sostenere il costo
del personale, riversandolo sulle casse dell’Inps, con un danno
per le casse dell’Ente per 52mila euro. (ANSA).
   

Fonte Ansa.it

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