
“E’ rassegnato perché sa
che le autorità devono fare il proprio lavoro, ed è perplesso
per le troppe continue cattiverie e stupidità”. Così,
ricordandone però anche “la profonda forza di spirito”,
l’avvocato Angela Taccia, componente del pool difensivo, parla
di Andrea Sempio, il 38enne indagato per il caso Garlasco. Lo ha
fatto, oggi, ospite a Casale Monferrato (Alessandria)
dell’incontro organizzato al Castello da Nero Crime e Arte
Criminologica. Un appuntamento a quasi 9 mesi da quello di metà
ottobre che ha visto sempre ospiti l’avvocata Taccia e Armando
Palmegiani, criminologo, criminalista e consulente di Sempio.
Proprio ieri tutta la difesa è stata a Garlasco per una serie
di “esperimenti empirici” per ricostruire tecnicamente percorsi
di quella giornata di 19 anni fa da Casa Poggi. “Abbiamo
dedicato un po’ di tempo a valutare e capire ipotesi di
spostamenti, anche dal retro della villetta di via Pascoli.
Torneremo e andremo anche tra i rovi. Lo vogliamo fare perché,
al di là delle indagini scientifiche, le attività tradizionali
hanno un grande valore”.
Sempre ieri, Taccia e Palmegiani hanno incontrato il loro
assistito. A preoccupare il 38enne è mamma Daniela dopo il
tentato suicidio di qualche settimana fa. “E’ un momento
delicato – aggiunge Palmegiani – per lei e per chi le sta
intorno. Meno male che Andrea tiene e deve tenere. Mamma Daniela
è molto provata, vista la delicatezza della situazione e i
ripetuti attacchi cui è esposta la sua famiglia, ma anche noi,
sul fronte professionale e personale. Forse perché abbiamo
centrato alcuni punti chiave sollevati dalla difesa Stasi”.
Senza entrare nello specifico, il pool difensivo fa sapere di
avere ascoltato, e volere ascoltare in futuro, diverse persone
vicine a Sempio. Attualmente sono stati definiti anche due
lavori tecnici e altrettanti di analisi generale.
La certezza è “la profonda forza di spirito di Andrea”. “E’
riuscito a tenere il controllo – ricorda Taccia – anche quando
Fabrizio Corona si è presentato in ospedale a Vigevano durante
il ricovero della mamma. Ha dimostrato, ancora una volta, di
essere esattamente come quando eravamo ragazzini: all’epoca,
infatti, lo chiamavamo ‘Gandhi’ per la capacità e la volontà di
risolvere ogni cosa con il dialogo”.
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Fonte Ansa.it