
(ANSA) – MILANO, 15 GIU – Dal processo non sono emersi “elementi certi per ritenere che i due imputati siano stati gli
autori dei reati contestati”. Lo scrive il Tribunale di Varese
nelle motivazioni della sentenza con cui, lo scorso 7 marzo, ha
assolto Anthony Gregory Fusi Mantegazza e Hamza Elayar, due
giovani di 22 e 27 anni che erano stati arrestati con l’accusa
di aver aggredito e violentato, la sera del 3 dicembre 2021, due
donne di 22 anni.
In particolare, erano accusati di due distinti episodi di
abusi: il primo ai danni di una giovane che era su un treno
regionale della tratta Milano Cadorna-Varese Nord; il secondo
nei confronti dell’altra ragazza all’interno della stazione di
Venegono Inferiore (Varese). La Procura per i due imputati aveva
chiesto condanne fino a 9 anni e 1 mese. Dopo essere stati in
carcere per circa un anno e 3 mesi, col verdetto sono stati
scarcerati. Gli avvocati Mauro Straini, Eugenio Losco e Monica
Andretti, che hanno difeso il 22enne, avevano svolto indagini
difensive per dimostrare, tra le altre cose, dall’analisi della “cronologia degli spostamenti dell’account google registrato”
sul telefono del loro assistito, che il giovane al momento delle
violenze era in un locale di Tradate (Varese).
I giudici (Tacconi-Basile-Buffa) nelle motivazioni
chiariscono che i racconti delle due giovani vittime “sono del
tutto credibili e i reati contestati sussistono”. Gli elementi
delle indagini e del processo, però, come i “mancati
riconoscimenti” degli imputati anche da parte dei testimoni e
gli “accertamenti tecnici su un colbacco”, che hanno escluso che
fosse stato da loro indossato, non consentono di ritenerli
responsabili “oltre ogni ragionevole dubbio”. (ANSA).
Fonte Ansa.it