
(ANSA) – GENOVA, 02 APR – “Noi ci focalizziamo su una guerra
che è veramente terribile ma pensiamo a quante guerre ci sono
nel mondo di cui nessuno purtroppo parla”. Così l’arcivescovo di
Genova Marco Tasca parlando a margine della marcia per la pace
che si è svolta oggi pomeriggio a Genova organizzata da Pax
Christi con numerose associazioni del mondo laico ed ecclesiale
genovese e ligure tra cui il Calp, l’Anpi, la Comunità San
Benedetto al porto, Libera Liguria, Centro Italiano Femminile,
The Weapon Watch, Agesci Liguria, Arci Genova, Acli Liguria,
Genova Aperta alla Pace. “La posizione della chiesa la prendo
dal catechismo della Chiesa cattolica e dal Compendio della
dottrina sociale della chiesa. La legittima difesa è una realtà.
Il punto, semmai, è con quali armi mi difendo? Sono armi davvero
per la legittima difesa mia e della mia gente o altro? Credo che
questa sia la domanda più seria che possiamo farci. Non so se
siano armi legittime o no, non sono un esperto di armi – ha
aggiunto -. Il punto cruciale è stabilire se queste armi servono
per difendere me stesso, la mia gente, o per offendere in
qualche maniera qualche altro. Questo saranno gli esperti a
dirlo”. In merito alla posizione dei lavoratori del porto di
Genova che si sono rifiutati di caricare le cosiddette ‘navi
delle armi’ ha aggiunto: “I lavoratori del porto hanno fatto
benissimo, anche con tutte le motivazioni morali che ci sono, ma
il motivo fondamentale è quello della illegalità”. Il vescovo di Savona Calogero Marino ha invece affermato che “da questa situazione ne usciremo non trafficando ulteriormente
armi ma proponendo e pensando una cultura diversa che parta
innanzi tutti dall’ascolto delle vittime”. Ha quindi aggiunto
che “grazie ai fotografi e ai giornalisti in questi giorni
abbiamo visto tanti volti di bambini, vecchi e donne sfigurati
dalla sofferenza e dal dolore della guerra, soldati dell’una e
dell’altra parte, donne anziane in fuga. Noi costruiremo la pace
nella misura in cui innanzitutto sapremo guardare il volto dei
fragili e delle vittime. A partire da quello sguardo capiremo
quali sono i percorsi più adeguati per costruire la pace”
(ANSA).
Fonte Ansa.it