
“L’unica corrosione che è stata
esiziale, secondo me, è stata quella del vizio occulto. E il
rilievo ravvicinato ha sempre evidenziato l’assenza di lesioni
trasversali”. Sono le conclusioni dell’ingegnere Gabriele
Camomilla, uno dei 58 imputati del processo per il crollo del
ponte Morandi (14 agosto 2018, 43 vittime), che oggi ha
rilasciato spontanee dichiarazioni. Camomilla è stato direttore
centrale delle Manutenzioni per Aspi e con lui si federe i
lavori alla pila 11 negli anni ’90. Nessuno, in coscienza, può
dirmi che ho omesso. “Non ho mai omesso. Ho fatto delle scelte –
ha detto l’anziano ingegnere – ho preso delle decisioni, ho
compiuto delle azioni positive, e le ho basate sugli strumenti e
sulle conoscenze dell’epoca. Se oggi qualcuno si sente in grado
di dire che ho effettuato delle valutazioni errate, lo dica e lo
dimostri, calandosi però sulla base delle conoscenze di allora”.
Prima delle privatizzazioni “quando eravamo dello Stato la
logica era quella di fare anche un servizio pubblico. I soldi
non mancavano, grazie al sistema dei pedaggi perchè gli utili
per l’azienda potevano essere al massimo all’8%, gli altri le
spendevamo per noi. Con i soldi dei pedaggi del Nord si
costruivano le strade al Sud”. Per quanto riguarda le
manutenzioni, fino a che c’era lui, la logica era quella di “riparare prima della rottura, prevenire”. E negli anni “le
manutenzioni non sono calate”. Il processo riprenderà giorno 11
dicembre quando inizieranno gli esami dei testimoni delle
difese.
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Fonte Ansa.it