
“Navigare insieme” è il titolo del progetto di accessibilità
al Teatro Carlo Felice che questa mattina, nel corso della
presentazione de “Il trovatore” in scena al Carlo Felice da
giovedì prossimo (ore 20), è stato ufficialmente illustrato.
All’incontro hanno partecipato il sovrintendente Michele Galli,
il direttore artistico Federico Pupo, l’assessore alla cultura
della Regione Simona Ferro, Marialuisa Centofanti in
rappresentanza della sindaca Salis e poi gli artisti dell’opera,
guidati dal direttore d’orchestra Giampaolo Bisanti e dalla
regista Marina Bianchi. Il progetto “Navigare insieme”, ideato
da Manuela Litro, prevede una serie di iniziative volte a
favorire l’accesso al teatro (in termini evidentemente non solo
logistici) di persone con diverse disabilità: si prevedono mappe
tattili e contenuti audio sul sito, audiodescrizione dello
spettacolo tramite sistemi digitali, traduzione in LIS e
sottotitoli, percorsi multisensoriali pre-spettacolo. Un insieme
di iniziative che andranno messe a punto nei prossimi mesi e che
prenderanno il via con “Il trovatore”. Una scelta forse non
casuale se si ricorda che Verdi nei primi quattro punti del suo
testamento redatto nel maggio del 1900 lasciò una ingente somma
ad altrettanti istituti assistenziali genovesi, fra i quali il “David Chiossone”.
Venendo al “Trovatore” , l’allestimento è quello ideato a
Genova nel 2019 (subito prima del covid) con la regia di Marina
Bianchi e una splendida scena girevole di Sofia Tasmagambetova e
Pavel Dragunov che rende l’ambiente che fa da cornice
all’azione: i bastioni della fortezza, il cielo costantemente
opprimente con una luna velata, gli scheletri penzolanti a
ricordare la violenza sempre incombente. Sul podio salirà
Giampaolo Bisanti che il pubblico locale ha già applaudito in
varie occasioni. Il cast poggia su Ariunbaatar Ganbaatar (il
Conte di luna), Erika Grimaldi (Leonora), Clémentine Margaine
(Azucena) e Fabio Sartori (Manrico).
Nella produzione verdiana, “Trovatore” è l’opera popolare per
eccellenza, quella amata dai verdiani fanatici che guardano con
sospetto “Otello” e “Falstaff” e trovano nella storia di Azucena
e Manrico il Verdi allo stato puro. L’opera è certamente fra le
più passionali e sanguigne del grande repertorio romantico e può
contare su pagine che sono autentici cavalli di battaglia di
grandi interpreti: basta ricordare “Di quella pira”. Ma contiene
anche scene che evidenziano le straordinarie intuizioni
drammaturgiche di Verdi: in questo senso si segnala la grande
pagina del “Miserere” che è fra i momenti più commoventi
dell’opera.
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