
“Siamo complici e solidali con gli
arrestati e sosteniamo la legittima lotta del nostro popolo
ovunque esso si trovi” scrivono in un comunicato diffuso online
i Giovani Palestinesi d’Italia, che chiamano a “una
mobilitazione generale e diffusa per la liberazione dei nostri
prigionieri politici, da Mohammed Hannoun a Anan Yaeesh e Ahmed
Salem”.
Per i Giovani Palestinesi di Italia, “l’impianto
dell’indagine si fonda su intercettazioni, analisi dei flussi
bancari, documentazione digitale sequestrata nelle sedi
associative e sulla cooperazione giudiziaria con altri Stati, in
particolare con “Israele”, oltre che sulle informazioni fornite
dall’Autorità Nazionale Palestinese (ANP) e dai suoi apparati di
sicurezza”. Ed “è qui che emerge il significato politico reale
di questa operazione. Non siamo di fronte a una semplice
indagine penale, ma a un dispositivo che – si legge nel
comunicato – ridefinisce il perimetro del legittimo e
dell’illegittimo nello spazio politico”.
La solidarietà, scrivono i firmatari, “viene spostata dal
terreno del conflitto e della presa di posizione politica a
quello dell’ordine pubblico e della sicurezza. L’attivismo non è
più una pratica politica, ma un rischio. L’organizzazione non è
più un diritto, ma un potenziale reato”.
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Fonte Ansa.it