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ALTRA VICENDA KAFKIANA AI DANNI DI UN DISABILE

La legge tuteli i diritti di Saverio!

La legge tuteli i diritti di Saverio!

Riceviamo e pubblichiamo una storia di disabilità. A scriverci è il papà di Saverio:

Sono qui a raccontarvi una vicenda “kafkiana”. Chiesta per Saverio la legge 328 – legge quadro progetto di vita indipendente – nel giugno 2021 al mio comune di Catanzaro, trascorsi i mesi non ottengo nessuna risposta dall’ente. 
Decido insieme al mio legale di produrre citazione in giudizio presso il Tar; per far questo, deve autorizzarmi il “giudice tutelare” visto che, per la burocrazia, i nostri figli affetti d’autismo lo Stato chiede al compimento della maggiore età che si richieda l’interdizione presso il tribunale per far valere, o almeno così si presume, i diritti del disabile.
Vi lascio immaginare quali peripezie tra androni di tribunali abbia compiuto con tanto dispendio di danari ed energie. Ho dovuto contattare anche parenti mai visti che mi firmassero documenti perché loro non volevano rappresentare Saverio.
Dopo mesi riesco ad avere il provvedimento ad agire per nome e conto di Saverio per il suo benessere. 
Questo almeno è quanto c’è scritto sul mandato, ma ad oggi rimane sulla carta.  
Già, proprio così, proprio oggi il giudice rigetta citando con un articolo la mia richiesta di procedere contro il comune inadempiente con gran stupore anche dell’avvocato.
Saverio non è un bene immobile. È un essere umano.
Credo non sia d’interesse del giudice che il comune non abbia strutture, logopedisti, fisioterapisti, ecc. 
Io voglio solo far valere i Diritti Umani di mio figlio Saverio, già, Diritti Umani, di questo si tratta. 
Oggi Saverio ha subito un’ennesima ingiustizia proprio da coloro che dovrebbero tutelarlo. Questo è controprova che chi non possiede la fortuna d’essere curato da familiari non ha alternative ad essere internato. 
Con oggi non è la sconfitta di Saverio, ragazzo autistico calabrese abbandonato a se stesso dalle istituzioni. È il fallimento della società civile.
P.S.: un padre, una famiglia nello sconforto, inermi verso istituzioni inesistenti.
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