
Si fa sempre più concreta a Roma
l’ipotesi di un aumento da 1,50 a 2 euro del ticket di bus e
metro. Atac chiede con forza che il biglietto ordinario del
trasporto pubblico romano venga portato a 2 euro, un passaggio
già previsto nel piano industriale approvato dell’azienda e
dalla giunta di Roma. La partecipata capitolina, secondo quanto
si apprende da fonti ben informate, solleciterà l’attuazione
della misura, prevista a partire da luglio 2026, ritenendola
necessaria per far fronte alla carenza di risorse legata al
Fondo nazionale trasporti, i cui aumenti non sarebbero stati
sufficienti a coprire i costi del servizio.
Sempre secondo le stesse fonti, gli incrementi tariffari già
applicati ai biglietti plurimi – come giornalieri, settimanali e
a 48 ore – non hanno garantito i risultati economici attesi.
L’aumento dei prezzi avrebbe infatti reso questi titoli meno
competitivi rispetto al biglietto singolo, riducendo il
beneficio complessivo derivante dall’adeguamento tariffario.
In questo quadro, l’aumento del biglietto base a 2 euro viene
indicato come il passaggio centrale per riequilibrare il
sistema. Allo studio anche l’ipotesi dell’introduzione di un
biglietto Atac sulla rete romana, prevedendo quindi l’uscita da
Metrebus.
La prospettiva dell’aumento, tuttavia, non piace a FdI.
“È l’ennesima dimostrazione del fallimento della Giunta
Gualtieri nella gestione del trasporto pubblico locale. Si
chiede ai cittadini di pagare di più per un servizio che
continua ad avere standard di efficienza e qualità ben al di
sotto della media europea”, tuona il consigliere capitolino di
Fratelli d’Italia, Federico Rocca, che invita a colpire chi non
paga il biglietto anziché i cittadini. “Colpisce – osserva – che
nel Piano industriale si parli di un recupero dell’ evasione
dalla bigliettazione pari a appena 6 milioni di euro, quando la
stessa Atac ha più volte quantificato il fenomeno in oltre 100
milioni di euro l’anno. I soldi – aggiunge – devono essere
recuperati lì: più controlli, strumenti tecnologici moderni,
tornelli anti-superamento, presenza costante del personale”.
Al netto di tutte le motivazioni tecniche risulta bizzarro – fanno notare fonti della maggioranza – che mentre si è avviato
da parte del governo un serio progetto legislativo per dare più
poteri e risorse alla Capitale, il Campidoglio non sia libero di
poter decidere il costo dei biglietti del proprio trasporto
pubblico.
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Fonte Ansa.it