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Giuli salvi la casa-studio di Luigi Serafini

Un appello al Ministero della Cultura
e alle istituzioni competenti ad intervenire per riconoscere la
Casa Studio di Luigi Serafini, l’artista e architetto noto in
tutto il mondo per il suo Codex Seraphinianus, una delle opere
più enigmatiche e affascinanti del Novecento, come bene
culturale di interesse nazionale.
    Lo chiedono le migliaia di firmatari di una petizione, avviata
su change.org per chiedere al dicastero diretto da Alessandro
Giuli, già direttore del Museo delle arti del XXI secolo, di
avviare le procedure necessarie a tutelare e conservare la casa
studio, una vera e propria opera d’arte situata a due passi dal
Pantheon. Ed anche a promuovere iniziative che ne garantiscano
l’accessibilità e la valorizzazione per le future generazioni.
    “Salvare la Casa Studio di Luigi Serafini significa preservare
un unicum nel panorama artistico italiano, un luogo dove l’arte
vive e ispira” scrivono i firmatari della petizione promossa da
Open House che lo scorso 24 e 25 maggio, in occasione di Open
House Roma, il più grande evento della Capitale dedicato
all’architettura e organizzato da Open City Roma, ha aperto le porte di questo luogo al pubblico per la prima volta,
accogliendo oltre 1.000 visitatori.
    Situata nel cuore di Roma, a pochi passi dal Pantheon,
l’abitazione e studio di Luigi Serafini è un’opera d’arte
totale, un universo onirico dove pittura, scultura, architettura
e design si fondono in un’esperienza immersiva unica.
    La sua casa-studio è il fulcro della inesauribile produzione
creativa di questo artista: non un semplice spazio abitativo, ma
un organismo artistico vivente, un’opera d’arte abitata,
mutante, capace di dialogare con il visitatore come un teatro
della mente.
    Tuttavia ora il Sovrano Militare Ordine di Malta (S.M.O.M.),
proprietario dell’immobile, ha avviato una procedura di sfratto,
solo temporaneamente sospesa dalla Corte d’Appello di Roma, che
ha riconosciuto il valore “estetico-culturale” dell’intervento.
    Ma la sospensione è solo una misura provvisoria e il pericolo
che questo patrimonio venga smantellato resta concreto.
    Serafini è conosciuto a livello internazionale come l’autore
del Codex Seraphinianus (1981): un’enciclopedia illustrata di un
mondo immaginario, scritta in una lingua inventata e
indecifrabile. Pubblicato da Franco Maria Ricci, il Codex ha
conquistato l’interesse di critici, artisti e studiosi di tutto
il mondo.
    Italo Calvino, nella prefazione all’edizione francese, ne
celebrò la forza immaginativa, parlando di un’opera che
trasmette “l’ebbrezza dell’invenzione pura”. Federico Zeri, tra
i maggiori storici dell’arte italiani, ne colse la complessità
visiva e concettuale, rintracciandovi tracce di Arcimboldi o
Bosch, di Munari, Gaudí, Roussel e Savinio.
   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

Fonte Ansa.it

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