
“Il primo punto è l’ascolto della
città”, e dunque Massimo Tognolli, assessore del Comune di
Trieste alle Politiche sociali e al Welfare, ascolta e legge le
centinaia di messaggi che giungono quotidianamente sul suo
telefono cellulare. Soprattutto da quando Trieste, secondo Il
Sole 24 Ore, è la città dove gli anziani vivono meglio.
“E’ un momento significativo: da un lato c’è il primo posto
in classifica, dall’altro il primo posto per la prima volta
nella storia, con una serie di criteri che illustrano quanto
siamo stati vicini, come istituzione, alla persona anziana”,
indica Tognolli. Sono criteri che in assessorato ovviamente già
conoscevano, ma averne la conferma fa piacere. “Ho il sentiment
di una città dove si fa tantissimo, non solo per anziani” spiega
Tognolli. Che se gongola per il risultato ottenuto ha un grande
rammarico: “E’ emerso un altro aspetto: l’assoluto silenzio nel
quale il sistema mediatico locale e nazionale ha accolto questo
risultato bellissimo”. E per chi come lui, è anche giornalista,
brucia ancor di più. “A Trieste seguiamo oltre 20mila famiglie,
dunque incidiamo su oltre 100mila cittadini con investimenti per
oltre 110 milioni di euro. Eppure nel sistema mediatico locale
si parla solo di maranza. Seguiamo oltre 5mila persone anziane
over 65, è un numero enorme e diamo 20 milioni di euro a queste
persone, e invece si parla solo di 20/30/50 maranza”, elenca. La
classifica ha premiato non solo per l’attenzione agli anziani: “Siamo quarti come migliore città per i giovani, su 107. Dei
18mila minori in città ne seguiamo oltre 5mila, un giovane su
tre, per una spesa complessiva annua di oltre 30 milioni di
euro”.
“Il nostro obiettivo è aiutare a crescere però il silenzio fa
un danno alle persone perché le disinforma”. Dunque, “basta con
tutto questo assordante silenzio mediatico”. E snocciola altri
dati: “Il primo anno di vita al Centro famiglie di via Rossetti
hanno fatto riferimento duemila persone (cioè duemila famiglie).
E i minori stranieri: “Ne abbiamo 300”, che sono quelli che
arrivano ogni anno, per poi ripartire (quasi tutti), “li
seguiamo nei nostri centri, non nego che tra questi ci sia
qualche birichino”.
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Fonte Ansa.it