
Un presidio per ribadire la
contrarietà al passaggio di armi attraverso i porti italiani ed
europei è stato promosso questa sera a Trieste, davanti alla
sede dell’Autorità di sistema portuale del Mar Adriatico
orientale, dall’Usb.
Un gruppo di manifestanti con bandiere del sindacato e della
Palestina ha protestato nell’ambito della Giornata
internazionale di azione congiunta dei porti per “garantire che
i porti europei e mediterranei siano luoghi di pace”, per “bloccare tutte le spedizioni di armi dai nostri porti verso il
genocidio in Palestina e verso qualsiasi altra zona di guerra” e
contro “il piano di riarmo dell’Ue”. Tra gli striscioni esposti,
le scritte “Pace agli oppressi, lotta agli oppressori” e “No
alle armi nei nostri porti”. I manifestanti hanno intonato,
slogan contro il dl sicurezza e aziende come Leonardo, Iveco e
Fincantieri.
Presente anche il capogruppo del M5s al Senato, Stefano
Patuanelli: “Oggi in tutti porti italiani si svolge questa
manifestazione per dire forte e chiaro che il sistema che
l’Europa ha improntato sul riarmo, sulla produzione di armi non
è la soluzione per i conflitti ma anzi è un motivo perché questi
conflitti continuino e quindi anche il bloccare il transito dai
porti italiani delle armi in generale, in particolare quelle
verso Israele, perché Gaza non è ancora una questione chiusa,
crediamo sia giusto”.
Il traffico di armi, ha sottolineato Sasha Colautti,
dell’Esecutivo provinciale Usb Trieste, “ormai quotidianamente,
riguarda tutti i porti, anche quelli italiani”. “Qui a Trieste
non passano armi però c’è il commercio e l’interscambio con
Israele, con i porti di Ashdod e Haifa”. Il presidio segue uno
sciopero proclamato durante i turni di lavoro: “Non abbiamo
ancora i dati ufficiali” ma “l’adesione c’è stata”, ha concluso
Colautti.
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Fonte Ansa.it