
Tre giorni di dibattiti, a tratti
commoventi, sulle “realtà che non finiscono sulle prime pagine o
nei programmi televisivi in prima serata”, come ha dichiarato
Marco Damilano, presidente della giuria del Premio giornalistico
internazionale Marco Luchetta, che chiude con grande successo di
pubblico e di rinnovato impegno per il diritto di informazione.
Si è chiusa oggi l’edizione 2025, tra incontri con docenti,
giornalisti, magistrati e un programma di mostre al Teatro
Miela, tra cui la relatrice speciale delle Nazioni Unite sui
territori palestinesi occupati, e Premio speciale della
Fondazione Francesca Albanese, e con i vincitori e finalisti
delle 7 categorie.
Si è parlato di violazione dei diritti umani, sfruttamento,
povertà sociale, migrazioni, di ruolo chiave dell’informazione
ed è stato lanciato l’appello a difendere il giornalismo
d’inchiesta. Per Damilano “dobbiamo tornare a distinguere quello
che è reale da quello che non lo è”, tra “prendere posizione,
che è un impegno civile, e schierarsi, che significa invece
indossare una maglietta”. E sull’Italia: c’è “un duplice
problema, il conflitto di interesse degli editori e la
politicizzazione dell’informazione pubblica”. Commovente la testimonianza di Malak A Tantesh, giornalista
palestinese ventenne, vincitrice della categoria Stampa
internazionale con Lorenzo Tondo (Guardian). Fuggita da Gaza,
grazie a un permesso di studio, ha raccontato i bombardamenti,
la vita nei campi profughi e il dramma di Alaa al-Najjar, la
dottoressa palestinese che ha perso 9 di 10 figli e il marito,
vittime di un raid israeliano. “Testimoniare quello che sta
succedendo è importantissimo, un dovere. Continuerò a raccontare
le storie, come mi ha esortato mio padre prima che andassi via.
È l’impegno preso nei confronti di vittime e loro famiglie”.
Per Tomas Stargardter, editor in Chief di European pressphoto
agency, che ha ritirato il premio Fotografia al posto di Haitham
Imad, bloccato a Gaza, “essere fonte attendibile significa avere
sempre applicato, senza eccezione, un codice etico. Significa
costruire un rapporto di fiducia tra professionista e pubblico”.
Fabiana Martini, segretaria del Premio, ha sottolineato
l’importanza di essere “riusciti a portare all’attenzione della
cittadinanza temi fondamentali per la tenuta della democrazia e
la manutenzione dei diritti umani”.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA
Fonte Ansa.it