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Pichierri, il giallo deve affrontare anche temi profondi

Se Bertolt Brecht
sosteneva con un affilato aforisma che “i gialli sono
indovinelli per borghesi”, lo scrittore e giornalista Paolo
Pichierri che quella locuzione ha ricordato, si è impegnato per
smentirla: nel suo ultimo giallo, “La chiave di via Rastello”,
scientemente ha voluto affronta anche “temi profondi,
importanti”. Dunque, si legge il libro ma non occorre soltanto “sciogliere l’enigma ma anche leggere di questioni sociologiche,
politiche, religiose”, come ha specificato.
    La presentazione, a Palazzo de Nordis, ha inaugurato la
rassegna culturale “Trame a palazzo”, articolata in altri sette
appuntamenti che si terranno fino a settembre come ha annunciato
l’assessora alla Cultura di Cividale Angela Zappulla che ha
aperto i lavori oggi.
    Intervistato dalla giornalista Tiasa Gruden – con intervalli
per la lettura di brani del libro da parte di Sara Alzetta –
Pichierri ha detto di essersi “concesso qualche divagazione”
nella scrittura dei libri, lui che ha una formazione
letterario-filosofica essendo laureato in Estetica. “Ho aperto
la gabbia e ho liberato il leone che era in me e che ho scoperto
non era aggressivo come temevo”. L’autore ha sottolineato che
per lui “al primo posto c’è sempre il destinatario, il lettore”.
    Io “volevo dare piacere e non solo più notizie cattive come
accade nel giornalismo. Il giallo ho pensato che potesse essere
questo, che ha la caratteristica di essere on-off, funziona o
non funziona”.
    Infine, Pichierri – visto che il romanzo è ambientato a
Gorizia – è stato chiamato in causa sulla relazione tra la
comunità italiana e la minoranza slovena evidenziando che questa
ultima si è trovata “in una posizione di forza poiché quasi
tutti gli sloveni parlano l’italiano ma non viceversa” e che la
minoranza sente la necessità di “non diluirsi troppo nella
componente italiana”. Ma in futuro forse due fattori cambieranno
la situazione: “La tecnologia con la possibilità della
traduzione simultanea e la reinterpretazione del valore della
lingua”. Lo sloveno “non è una lingua veicolare ma le politiche
possono far conservare questo patrimonio, così come avviene per
il friulano”.
   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

Fonte Ansa.it

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