
(di Francesco De Filippo) FRANCESCO PEZZELLA, “UN CUORE PER
DUE” (Morganti editore; 317 pag.; 18 euro) Se esiste un destino,
in realtà esso è meno imponderabile di quanto tradizionalmente
si ritenga. Non è un determinismo caratterizzato da un
ininterrotto alternarsi di causa ed effetto ma un continuum di
vicende in cui le scelte degli esseri umani, le loro azioni e
gli errori hanno un ruolo fondamentale. E il destino che
sconvolge le vite di due famiglie napoletane fino a intrecciare
i rispettivi interessi e passioni, non fa eccezione. Francesco
Pezzella nel suo primo libro “Un cuore per due”, napoletano di
Capri, svuota la tradizione che vuole i partenopei inchiodati a
una visione mai casuale della vita o governata da un
dittatoriale Ente superiore e razionalizza l’esistenza.
Lo fa con una storia in parte autobiografica, leggera ma non
banale che utilizza vari cliché della napoletanità. Lo fa non
per riproporre lo stereotipo ‘pulcinellesco’
pizza-golfo-mandolino. Anzi, torce quegli stessi luoghi comuni
fino a dar loro una interpretazione razionale e inedita. Dunque,
a proposito di cliché, buoni e cattivi, le famiglie Romano e
Lauro, che non si conoscono, onesti i primi e camorristi i
secondi: i loro “destini” si incrociano. Prima in maniera lieve
poi in un avvicinarsi sempre più forte fino a intrecciarsi tra
due città (che sono state quelle dello stesso Pezzella): Napoli
prima e Udine poi.
Un tentativo di sequestro lampo sconvolge i Romano e
inasprisce comportamenti e inclinazioni che emergono dunque
prepotentemente, laddove sarebbero forse rimasti in forma
latente o si sarebbero manifestati con lentezza. L’assetto
familiare si frantuma, esplode, Anna – insoddisfatta di un
matrimonio ormai datato – lascia Paolo e i figli per un nuovo e
atteso amore. In un altro quartiere, don Salvatore Lauro pur in
declino dopo aver seminato terrore, sofferenze e morte, conserva
ancora un certo potere. In mezzo ci sono due giovani discendenti
che finiranno per avvicinare, appunto, le due famiglie con una
storia intrigante e a tratti incalzante con improvvise
accelerazioni. Non poteva mancare un sacerdote, don Carmelo,
sorta di don Abbondio della difficile provincia di Napoli che
paga e fa pagare un prezzo molto alto per le sue scelte.
Un plot ricco di personaggi che hanno una giusta scansione e
definite e corrette personalità. Un ambito corale che si ritrova
in un finale raffinato, rapido e intelligentemente inaspettato.
E dove ancora una volta, nel rocambolesco svolgersi di
avvenimenti, è l’uomo il grande e unico protagonista: pavimenta
il proprio destino, ne lastrica le pareti, plasma il proprio
futuro a mani nude come morbida creta.
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