
Inizia con un flash mob il
ricordo di Giulio Regeni a 10 anni esatti dal giorno in cui fu
rapito al Cairo. Sul palco della pista di pattinaggio di
Fiumicello (Udine) ci sono i suoi genitori, Paola e Claudio, che
con un calcio simbolico abbattono un muro alto 10 anni, un muro
fatto di scatole vuote, di lentezza e depistaggi. Ma ora “siamo
a buon punto”, c’è fiducia, dice l’avvocata Alessandra
Ballerini, da sempre al fianco della famiglia Regeni per
chiedere verità e giustizia. Il riferimento è al processo
davanti alla prima corte d’assise di Roma, ora sospeso, “ma
proseguirà a breve. Siamo alle battute finali perché i testi
sono stati sentiti tutti. C’era chi all’inizio pensava che
questo processo non sarebbe mai stato celebrato e invece direi
che siamo a buon punto”, spiega Ballerini.
Tra il pubblico sono seduti anche il pm Sergio Colaiocco,
l’accusa nel processo, e il colonnello Onofrio Panebianco.
L’appuntamento a Fiumicello è con “Parole, immagini e musica per
Giulio”: sul palco si alternano ospiti e amici. Pif legge il
messaggio inviato alla famiglia Regeni dal presidente della
Repubblica, Sergio Mattarella. La mamma, Paola Deffendi,
ringrazia per la “lettera veramente graditissima”. Poi
l’affondo: “Io vorrei capire di più cosa succede negli uffici
quando sparisce un italiano o un’italiana”. E ancora: “Io spero
che tutte le persone che hanno in tasca o che hanno già
prenotato un viaggio in Egitto, turistico e non, anche per un
incontro bilaterale, per un incontro culturale, prendano il
biglietto e lo straccino”. In questi mesi, ricorda la segretaria
dem, Elly Schlein, “abbiamo visto la sfilata dei ministri in
Egitto” e denuncia: “La battaglia per Giulio doveva essere una
battaglia di tutte e di tutti, di tutte le istituzioni, di tutta
la politica, di tutta l’Ue. Così non è stato purtroppo, anzi”.
Ma nonostante tutto, nonostante “tutto il male del mondo”
visto sul volto e sul corpo di Giulio dopo le torture subite e
il male “conosciuto” in questi 10 anni, “vogliamo, dobbiamo
restare umani – sono convinti i genitori – essere cittadini è
un’assunzione di responsabilità”. Don Luigi Ciotti, presidente
di Libera, invita a fare una scelta di campo “tra la mitezza, la
cultura, la responsabilità che incarnava una persona come Giulio
Regeni, e la cattiveria di chi sa usare soltanto la forza,
l’inganno e l’omertà”. “Dieci anni è un lungo periodo, però per
noi significa soltanto una tappa nel nostro lungo percorso, un
cammino che speriamo possa riprendere presto con il processo”,
afferma il papà Claudio.
Fiumicello è tinta di giallo oggi. Alle vetrine dei negozi
sono appesi nastri e coccarde gialle, fiocchi dello stesso
colore spiccano nei dehors dei bar. E’ allestita anche una
mostra nella sala consiliare, che ripercorre dieci anni di
presenza, voci e gesti collettivi, trascorsi a chiedere verità e
giustizia. La comunità ha sempre fatto quadrato intorno alla
famiglia. Sul palco c’è anche Elisa. “Ricordo Giulio quando era
mini-sindaco” del Governo dei giovani, “aveva l’età che ha oggi
mio figlio”, era il 2001, “abitavo qui vicino e avevo vinto
Sanremo”: “mi aveva fatto già qualche intelligentissima
domanda”.
Il paese friulano ospita in serata l’anteprima nazionale del
documentario Giulio Regeni. Tutto il male del mondo di Simone
Manetti. Al termine è in programma la Camminata dei diritti
lungo le vie del paese e alle 19.41, al culmine di una
fiaccolata silenziosa, viene osservato un minuto di silenzio in
filo diretto con tutta Italia: da nord a sud il ‘popolo giallo’,
cuore della mobilitazione civile, si è incontrato davanti a
panchine gialle per ricordarlo. Proprio alla stessa ora in cui
Giulio, il 25 gennaio 2016, mandò il suo ultimo messaggio prima
di essere sequestrato.
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Fonte Ansa.it