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L’etica possibile nel mondo creditizio e della finanza

“Essere etico fa crescere, ma
l’etica va affrontata con pensiero critico” e va applicata “nei
confronti del cliente e del personale, ad esempio evitando
eccessivi carichi di lavoro”; anche “i licenziamenti non sono
etici”. A sostenerlo è la rettrice dell’ Università di Trieste,
Donata Vianelli, intervenuta all’ incontro “Finanza ed etica:
quale banca per il bene comune?” organizzato da Camera di
Commercio Venezia Giulia, Associazione culturale Studium Fidei e
associazione nazionale donne elettrici (Ande), nella stessa sede
della Cciaa.
    “L’etica è un fattore complesso”, ha spiegato Vianelli e agli
studenti “non si insegna ma si dimostra: insegniamo etica quando
parliamo di impresa, di economia, di informazione. I giovani
sono etici nell’inclusione, penso alla disabilità”, ha
specificato. Ma si può essere “etici anche nel profitto, purché
una impresa rispetti la dimensione umana”. Insomma, “etica non
come limite ma come acquisizione di competenze”.
    L’importante, ha sottolineato il teologo Ettore Malnati, è
che “l’uomo sia al centro dell’economia”, dunque che “il
profitto non sia solo delle banche ma anche dei piccoli
risparmiatori che depositano i loro soldi, anche se pochi”. In
questo senso, per il segretario generale della Cciaa VG,
Pierluigi Medeot, è etico “facilitare l’accesso al credito alle
imprese”, ed ha portato l’esempio del Confidi (consorzio di
garanzia collettiva dei fidi) che “pone al centro della sua
operatività la persona intesa come soggetto imprenditoriale”
operando sulla scorta di “tecnica e cuore”. Il “microcredito che
risulta il più delle volte un aiuto anche di speranza nella
riuscita dell’ iniziale attività imprenditoriale”, ha detto.
    Dunque come districarsi in quella parte di mondo della
finanza che Marina Rinaldi Cioli, presidente di Ande
(Associazione nazionale donne elettrici), ha definito “senza
scrupoli”? Per Alberto Dreassi, vice direttore del dipartimento
di Scienze economiche all’Università di Trieste, “le banche non
possono più fare a meno dell’ etica” quindi “devono attrezzarsi
in due direzioni: far conoscere in modo più trasparente cosa
facenno nei territori in cui si propongono e rendersi
disponibili a raccogliere le istanze della clientela al di là
dei propri obiettivi”.
   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

Fonte Ansa.it

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