
Nel trentennio dal 1982 al 2022 si
è assistito a una forte contrazione dei residenti in Friuli
Venezia Giulia, destinata e far registrare nel 2052 un deficit
di 120mila persone. A preoccupare soprattutto è la forbice tra
una popolazione anziana che cresce esponenzialmente e quella
giovane in caduta libera. Se nel 2022 gli over 60 erano 386mila
047, si stima che tra trent’anni saranno 447mila 013, con gli
over 80 addirittura triplicati. Tendenza al rovescio, invece per
i giovani, tra gli zero e i 40 anni: si assisterà a una
diminuzione pari a oltre 41mila unità. Numeri questi mitigati,
soprattutto negli anni scorsi, dai flussi migratori che hanno
compensato il deficit demografico locale. E’ quanto emerge, come
riporta una nota, da un’indagine presentata oggi a Trieste
durante il congresso della Cisl Fvg e curata dai ricercatori
Francesco Peron e Stefano Dal Pra Caputo.
L’indagine analizza anche il quadro dell’occupazione e del
ricambio generazionale in Fvg: da qui al 2039 si registrerà un
saldo negativo tra chi entrerà potenzialmente nel mercato del
lavoro e chi uscirà di 143mila 911 persone. Un saldo che – è
stato osservato – difficilmente potrà essere colmato
dall’ingresso degli immigrati e che dovrà trovare nuove
risposte. Se sul fronte della forza lavoro la tendenza
preoccupa, non meno riflessioni apre lo scenario delle aziende
attive in regione. Il 99% delle imprese conta meno di 50
dipendenti, ma il 40% dei dipendenti lavora in aziende con 50 o
più addetti.
“Il punto che abbiamo voluto cogliere con questa indagine e
con la tavola rotonda che ne è seguita – ha spiegato il
segretario generale della Cisl Fvg, Alberto Monticco – è la
convinzione che la vera sfida che attende il sindacato riguarda
il ripensamento complessivo del ruolo delle parti sociali per
poter continuare a essere un punto di riferimento attuale,
tenendo ben presente i nuovi paradigmi del lavoro e
dell’economia e per rispondere a bisogni sempre nuovi e
identitari del territorio”.
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Fonte Ansa.it