
Nessun colpevole per il crollo del
tetto della piscina terapeutica Acquamarina a Trieste. Il reato
è passato da “disastro colposo” a “rovina di edifici”: in questo
modo è risultato estinto per intervenuta prescrizione. Lo ha
stabilito, secondo quanto riporta Il Piccolo, il giudice Giorgio
Nicoli del Tribunale di Trieste, accogliendo le tesi dei
difensori sul collasso del tetto della piscina terapeutica,
avvenuto il 29 luglio del 2019 durante un intervento di
manutenzione.
Per Fausto Benussi la pm Ilaria Iozzi aveva chiesto la
condanna a 2 anni e mezzo di carcere, ritenendolo responsabile
di “un macroscopico errore di calcolo nella progettazione”; per
gli altri tre coimputati, Pietro Zara, Giuseppe Pulliero e
Octavian Ignat, aveva chiesto invece l’assoluzione. Erano
accusati di cooperazione in disastro colposo. Così era stato
configurato il reato dal sostituto procuratore Pietro Montrone,
che aveva diretto le indagini. Durante le arringhe finali i
difensori, oltre a discutere nel merito delle contestazioni
chiedendo l’assoluzione per tutti, avevano sollevato una
questione di qualificazione giuridica del reato. A loro avviso,
andava derubricato da “disastro colposo” (che si sarebbe
prescritto a gennaio 2027) nella fattispecie più lieve della “rovina di edifici”, reato punito con una sanzione pecuniaria e
già prescritto. Le motivazioni della sentenza sono attese entro
90 giorni.
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Fonte Ansa.it