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Caso cecchini Sarajevo, la cronista sull’indagato, “testimonianze agghiaccianti”

“Siamo di fronte a un nuovo
filone, ugualmente e fors’anche più agghiacciante del
precedente, ma con protagonisti diversi: potrebbero essere i
nostri vicini di casa”. Lo ha detto all’ANSA, la giornalista
Marianna Maiorino volto noto delle Tv locali del Pordenonese,
che ha intervistato la donna le cui testimonianze hanno permesso
agli investigatori milanesi di dare una svolta nell’ inchiesta
sui cecchini di Sarajevo, indagando un uomo del Pordenonese. Un
uomo che “chi lo ha conosciuto – dice la cronista – definisce ‘spregevole’, ‘estremamente malvagio’ e ‘di cui avere molta
paura’, ‘appassionato di armi, di estrema destra e cattolico’,
che amava affermare pubblicamente di indossare la camicia nera
come una bandiera”.
    Maiorino, nel luglio 2025, postò un video su Youtube per
denunciare quanto accaduto in Bosnia nel 1993, molti mesi prima
che si diffondessero le indiscrezioni giornalistiche
sull’apertura dell’inchiesta di Milano. Ed è a lei che la teste
avrebbe riferito dei raccapriccianti racconti di Sarajevo, in
cui l’uomo si vantava della “caccia”.
    E’ “un’altra tipologia di cecchini – spiega la giornalista,
che è stata sentita dai Ros – Non i liberi professionisti
facoltosi di cui si parlò in autunno. Queste sono persone della
media borghesia che potrebbero, appunto, essere tranquillamente
i vicini di casa di ognuno di noi. Sono italiani. Il soggetto al
centro della denuncia che ho raccolto vive in provincia di
Pordenone. All’epoca dei fatti aveva una cinquantina d’anni ma
non era affatto ricchissimo, è una persona comune all’apparenza
– ha spiegato – Un amante della caccia e delle armi che, nei
fine settimana, con il proprio armamentario, saliva in auto per
andare nella ex Jugoslavia ma non per cacciare animali: andava a
cacciare umani”.
    “Quest’uomo aveva molti contatti nei Balcani, che
frequentava costantemente per motivi di lavoro – riferisce
Maiorino – Proprio dai Balcani, provenivano merci dirette all’
azienda per la quale lavorava e tra gli imballaggi pare che, di
tanto in tanto, spuntassero delle armi. L’uomo, secondo il
racconto della nostra fonte, sarebbe rimasto anche coinvolto,
all’epoca dei fatti, in un presunto traffico d’armi, ma non è
chiaro per quali finalità e di quale entità”. Il “presunto
cecchino del weekend, non è dato sapere se facesse parte di un
gruppo o se si muovesse da solo – conclude la cronista – Di
certo nei Balcani era di casa e lì aveva i contatti che gli
servivano”.
   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

Fonte Ansa.it

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