
(di Francesco De Filippo) A FIRENZE GIRA VOCE di CHRISTINE
VON BORRIES (Piemme; 339 pag.; 15,90 euro) Un giallo come un avanzare lento, a fatica, una sorta di
colluttazione contro, di volta in volta, chi mette i bastoni fra
le ruote, chi depista, chi uccide, contro l’aria e, come scrive
l’autrice nei ringraziamenti, contro “i mulini a vento”. “A
Firenze gira voce”, ma le voci sono suoni, aria, mentre le colpe
sono sassi, pietre, e le loro conseguenze macigni; dunque in una
inchiesta giudiziaria bisogna scartare il superfluo, scoprire le
verità, riflettere per trovare quei sassi proprio quando sono
nelle tasche dei responsabili. Si chiamano prove e vanno
sintetizzate davanti alla società in un atto fondato, giusto,
preciso.
Un gruppetto affiatato e sincero di amiche – una giornalista
combattiva, una commercialista romantica, una poliziotta audace
e una pubblico ministero capace – si incontrano con una certa
frequenza per confrontarsi, raccontarsi le proprie vite, gli
uomini e le disillusioni dell’amore, con grande sincerità,
onestà e senza infingimenti. È un coté privato, una pausa nei
ritmi forsennati e imposti della vita quotidiana, un’isola dove
rifugiarsi senza timore di essere giudicate. Sono quattro donne
dai mestieri collaterali per certi aspetti, che possono
incrociarsi, come è già avvenuto in passato. Stavolta però, per
uno di quei strani casi del destino, tutte e quattro sono
coinvolte a titolo diverso in una vicenda delicatissima che
nasce come fatto di corna e finisce per diventare omicidio e un
insospettabile giro di corruzione. E trovare dunque spazio in un
fascicolo di inchiesta giudiziaria. Ciascuna rispettosa del ruolo delle altre, con grande
maturità le quattro donne avanzano parallelamente nella vicenda
restando nel proprio ruolo ma aiutandosi a vicenda. Anche quando
la vicenda, con l’incalzare delle indagini e con l’arricchirsi
di tessere, diventa un mosaico sempre più complesso e vasto,
fino a coinvolgere personaggi potenti e fin troppo in vista in
città.
In un libro appassionante e corale con tanti personaggi dalle
personalità diverse e intricate, oltre all’abilità narrativa,
l’autrice manifesta la difficile esperienza, introiettata, della
pubblico ministero – come è nella realtà Von Borries -, non un
mestiere semplice: è quella pratica pacata, passi avanti e
indietro, a districarsi tra scartoffie e menzogne in un incedere
a ostacoli per i giusti paletti delle leggi, inaspettati
capovolgimenti di fronti, improvvise accelerazioni, mosse
azzardate e interpretazioni psicologiche. Di un giallo, ovviamente, non si rivela il finale ma di
questo libro – già giunto alla seconda edizione – si può svelare
che la solidarietà femminile vince su tutto. Come un legame
supremo, unico, l’amicizia (femminile, maschile o di altro
sesso) va salvaguardata sempre: bene ineguagliabile in confronto
con la banalità e il vuoto della ricchezza.
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