
La scorsa estate il volume
d’affari a prezzi correnti delle costruzioni ha invertito la
tendenza dopo 12 mesi di arretramento ed ha messo a segno un
leggero incremento, +0,8%, rispetto allo stesso periodo dello
scorso anno. È quanto emerge dall’indagine sulla congiuntura
delle Camere di commercio e Unioncamere Emilia-Romagna
sull’andamento del settore delle costruzioni in regione nel
terzo trimestre 2025.
Continua la correlazione positiva tra la dimensione delle
imprese e l’andamento dei loro affari. Le tante piccole imprese,
da 1 a 9 dipendenti, hanno messo a segno solo un lieve recupero
del volume d’affari (+0,2%), dopo la rilevante riduzione (-5%)
del trimestre precedente. Si tratta della prima variazione
positiva registrata dall’inizio del 2024 per il volume d’affari
di queste imprese. Per le medie imprese (che hanno tra 10 e 49
dipendenti) la crescita è stata dello 0,8%, mentre per le grandi
ha raggiunto il 2%.
Il saldo delle dichiarazioni delle imprese registrate è
risultato poi ampiamente positivo (+309 imprese, +0,4%) e
superiore a quelli prevalenti fino al 2020. È aumentato il
numero delle imprese in tutti i comparti, ma in particolare fra
le attività che effettuano lavori di costruzione specializzati
(+259, +0,5%), che sono quelle più attive nelle ristrutturazioni
e nei piccoli interventi. Sono cresciute anche e imprese
operanti nella costruzione di edifici (+40, +0,2%) e l’insieme
meno numeroso delle imprese di ingegneria civile (+10, +1,3%).
Nel terzo trimestre gli occupati nelle costruzioni in
Emilia-Romagna sono risultati oltre 125mila (fonte Istat). Il
risultato positivo è da attribuire soprattutto agli
indipendenti, che si stimano pari a poco più di 45.600 unità, ma
anche l’occupazione dipendente è salita portandosi a poco più di
80.700 unità. Secondo la stima di Prometeia in ‘Scenari per le
economie locali’, nel 2025 la crescita del valore aggiunto reale
delle costruzioni (+2,2%) dovrebbe rimanere la componente più
dinamica dell’attività regionale. L’ulteriore revisione
dell’ampiezza dei bonus dovrebbe condurre a un’inversione della
tendenza, che potrebbe divenire negativa già nel 2026 portando
le costruzioni in recessione (-2,6%).
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Fonte Ansa.it