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Tre anni fa il femminicidio Matteuzzi, l’amica, ‘imperdonabile’

Sono passati tre anni dall’omicidio di Alessandra Matteuzzi, 56enne uccisa sotto casa a Bologna dall’ex fidanzato Giovanni Padovani, a colpi di spranga e con una panchina, mentre era al telefono con la sorella. Lui è stato condannato all’ergastolo in appello per omicidio pluriaggravato e il 17 settembre è fissata la Cassazione.
    La vittima di femminicidio è ricordata dalla migliore amica, Daniela Stanzani: “Oggi – scrive su Instagram – sono tre anni che non sei più con noi… ancora impossibile credere che sia successo… sento ancora le ultime parole che mi hai detto…
    Dany hai bisogno? No grazie Ale ho quasi finito anche io.. bene allora vado dalla mia mamma ci vediamo domani… ci vediamo domani, ma quel domani non è mai arrivato!”. Ora, continua, “ci sono persone che parlano di perdono… che riescono a perdonare, ma come si può perdonare un essere che ha fatto una cosa così atroce? Non ci penso minimante a perdonare, il mio unico pensiero è che il 17 settembre venga di nuovo pronunciata la parola ergastolo! E credetemi che leggere certe dichiarazioni dalla difesa del tuo assassino come: vedremo se emergerà una pluralità di disturbi che gravano su questo ragazzo (quello che sta gravando su di noi per colpa sua no?)che forse non è stato protagonista di quell’azione ma trasportato (vi rendete conto?).. dono parole che nessuno di chi amava l’Ale vorrebbe mai sentire…”. “Noi – dice ancora – c’eravamo in quel maledetto anno e abbiamo vissuto insieme a lei tutto quello che questo ‘ragazzo’ le ha fatto passare e credetemi un inferno è poco”. 

GLI AVVOCATI DEI FAMILIARI DI ALESSANDRA: “PADOVANI PIANIFICO’ TUTTO’

  “Oggi, 23 agosto, è il giorno del ricordo, del dolore, il terzo anno per l’espiazione dell’ergastolo a cui è stata condannata Stefania Matteuzzi con la sua famiglia, unitamente a tutte le persone che amavano Alessandra. Dovrebbe essere un giorno di raccoglimento e di silenzio, tuttavia, non può essere ignorato e, quindi, come difensori, corre l’obbligo di ribadire, quanto è stato deciso in due sedi di giudizio: Giovanni Padovani non è stato mosso da alcun ‘impulso improvviso’ al momento dell’aggressione feroce nei confronti di Alessandra. Giovanni Padovani aveva la capacità di pianificare e controllare il proprio comportamento prima e successivamente l’omicidio di Alessandra Matteuzzi”. Lo sottolineano i difensori dei familiari della donna vittima di femminicidio da parte dell’ex, avvocati Chiara Rinaldi e Antonio Petroncini. “Giovanni Padovani – aggiungono gli avvocati – non presentava alcuna patologia psichica né precedentemente la pianificazione dell’aggressione e dell’omicidio, né successivamente (i primi ‘sintomi’ sono stati evidenziati dallo stesso oltre cinque mesi dopo l’assassinio di Alessandra Matteuzzi). Attendiamo, con serena fiducia, il giudizio della Corte di Cassazione, pronti a ribadire quanto già detto nei precedenti gradi di processo”.

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Fonte Ansa.it

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