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Mitilini ‘se i killer sono pentiti la smettano di mentire’

“Tutto passa attraverso una verità
logica e credibile che oggi non abbiamo. Rimango perplesso dalla
velocità con cui sono state ottenute le autorizzazioni per
queste interviste di Fabio e Roberto Savi, ma il tema è questo:
non ci può essere nessun ravvedimento se continuano a mentire”.
    Lo dice Ludovico Mitilini, fratello di Mauro, uno dei tre
carabinieri uccisi dalla banda della Uno bianca al Pilastro di
Bologna, il 4 gennaio 1991, tornando a parlare delle interviste
dei due fratelli, leader del gruppo criminale, a ‘Belve Crime’ e ‘Quarto Grado’. I due Savi, entrambi condannati all’ergastolo,
saranno interrogati dai pm di Bologna, nell’ambito delle nuove
indagini, l’11 giugno nel carcere di Bollate.
    Per Mitilini, uno degli ispiratori dell’esposto che ha
portato alla riapertura del fascicolo alla ricerca di eventuali
complici e mandanti del gruppo, ci sono tante zone d’ombra su
cui i condannati potrebbero portare elementi, “se veramente sono
pentiti, invece dicono bugie che non stanno in piedi, come
quando sostengono che al Pilastro erano andati per fare furti di
auto, armati di tutto punto. Spieghino invece chi era il quarto
uomo e chi era il terzo uomo a Castel Maggiore”, dove il 20
aprile 1988 furono uccisi i carabinieri Cataldo Stasi e Umberto
Erriu. “Fu un agguato, li aspettarono e poi fecero fuoco”, dice
Mitilini. E sull’armeria di via Volturno, dove il 2 maggio 1991
furono assassinati la titolare Licia Ansaloni e l’ex carabiniere
Pietro Capolungo, “Fabio Savi spieghi perché non sono state
trovate le sue impronte digitali, ma quelle di altri. Tutte
queste cose non le hanno mai chiarite”, continua Mitilini.
   
   

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Fonte Ansa.it

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