
“Se a partorire non è una ‘madre'”. La domanda entra nel congresso nazionale delle
ostetriche e apre un nuovo orizzonte della professione: come
assistere gravidanza, parto e allattamento delle persone trans.
Se ne parlerà a Riccione il 3 e 4 ottobre, al secondo Congresso
nazionale dell’Associazione italiana di ostetricia (Aio),
dedicato a ‘Genere, generi, generazioni’. Un terreno sul quale
l’associazione lavora dal 2024 e che ora indica come una “nuova
frontiera professionale”: la cura della comunità Lgbtqia+. Tema
che ha subito scatenato la polemica politica con i deputati di
Futuro Nazionale, Davide Bergamini e Rossano Sasso ad annunciare
un’interrogazione parlamentare al ministro della Salute, Orazio
Schillaci e il leader del partito, Roberto Vannacci ad attaccare
su Facebook, i contenuti dell’assise riccionese “A me dicono che la remigrazione non è possibile – scrive -: loro invece fanno lezioni su come possa nascere un bambino senza
che ci sia una madre a partorirlo. Il mondo al contrario,
pubblicato esattamente 3 anni fa, è sempre di struggente
attualità”, conclude facendo riferimento al suo libro.. Al
generale rispondono le stesse ostetriche. “Come professionisti
della salute – spiega Antonella Marchi, presidente onoraria
dell’Associazione italiana Ostetricia promotrice del congresso
– non rispondiamo a logiche di partito ma alla tutela della
salute umana. Non tutte le persone con capacità di gravidanza si
identificano come donne: può non piacere, ma succede, e la
professione di ostetrica si deve evolvere per gestire al meglio
anche queste scelte di vita”, chiosa.
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Fonte Ansa.it