
La progressiva riduzione della
presenza fisica delle banche in Romagna continua a generare
forti impatti sulla vita quotidiana delle comunità locali, in
particolare nelle aree periferiche. Questo l’allarme lanciato da
First Cisl Romagna durante il suo consiglio generale.
“Il quadro provinciale – sottolinea il sindacato – evidenzia
una forte differenziazione anche grazie all’Indicatore di
Desertificazione Provinciale (Ipd) assoluto. Ravenna si conferma
la provincia più presidiata, con un Ipd di 29, indice che la
colloca al primo posto a livello nazionale e testimonia una rete
bancaria ancora solida. Forlì-Cesena registra un Ipd di 88,
collocandosi nella media italiana, mentre Rimini, con un Ipd di
183, mostra i segni più evidenti di rarefazione dei servizi. La
differenza è evidente anche a livello territoriale: le aree
pianeggianti mantengono una rete bancaria relativamente solida,
ma spostandosi verso l’Appennino e le zone interne si riscontra
una vera e propria rarefazione dei servizi”.
Tra i comuni completamente privi di filiali – sono i dati
diffusi da Cisl – ci sono Borghi, con circa 2.900 abitanti,
Sant’Agata Feltria, che supera di poco i 1.900 residenti,
Verghereto con 1.760 abitanti, Dovadola con 1.560 e una serie di
altri piccoli centri montani della Romagna. Altri comuni si
trovano in una condizione di vulnerabilità elevata, perché
dipendono da un unico sportello bancario: Montescudo-Monte
Colombo e San Clemente, con rispettivamente quasi 6.800 e 5.700
abitanti, Saludecio con poco più di 3mila residenti, Sant’Agata
sul Santerno e San Leo con meno di 3mila abitanti, e una serie
di piccoli centri come Pennabilli, Bagnara di Romagna,
Montefiore Conca e Montiano.
Qui, la chiusura di un solo sportello può determinare una
desertificazione totale, con effetti immediati su famiglie,
imprese e lavoratori autonomi. Negli ultimi dodici mesi, la
situazione è peggiorata ulteriormente: nelle aree montane
interne, i comuni completamente privi di sportelli sono
aumentati dal 58,3% al 61,5% tra settembre 2024 e settembre
2025, segnalando una desertificazione più rapida del calo
demografico”.
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Fonte Ansa.it