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Allarme alcol artigianale in carcere, le raccomandazioni del garante E-R

Dietro a molti eventi critici in
carcere, come risse e aggressioni alla polizia penitenziaria,
c’è un abuso di alcol “artigianale”, prodotto clandestinamente
negli istituti penitenziari, a partire dalla fermentazione della
frutta e distillazione con mezzi di fortuna. È uno dei
presupposti su cui il garante per i detenuti in Emilia-Romagna,
Roberto Cavalieri, ha deciso di inviare alle direzioni delle
carceri, al provveditorato dell’amministrazione penitenziaria e
al presidente del tribunale di Sorveglianza una nota di
raccomandazioni: obiettivo, ridurre un rischio concreto per la
vita e la salute delle persone detenute.
    Cavalieri sottolinea innanzitutto come gli alcolici prodotti
nelle celle nascano da processi di fermentazione non
controllati: nessun controllo della temperatura, nessuna
verifica della gradazione, nessuna, dunque, garanzia igienica
che caratterizza anche la più semplice produzione domestica
legale. I rischi derivanti dall’assunzione sono l’alta
gradazione del prodotto distillato e la possibile formazione
incontrollata di metanolo, ma anche quello di botulismo, oltre a
interazioni pericolose con terapie farmacologiche in corso. La prima raccomandazione è perché vengano promosse azioni
informative e di sensibilizzazione coi detenuti. Poi l’invito è
ad adottare misure che riducano il rischio, per esempio facendo
diminuire la possibilità che qualcuno produca alcol clandestino
in grosse quantità: si suggerisce di utilizzare pentole più
piccole e controllate nel numero, sacchetti in bioplastica e di
regolamentare la disponibilità di alimenti con alto contenuto
zuccherino, facendo diversi esempi. Infine, si auspicano
controlli mirati, perquisizioni nei punti dove si concentra il
calore e utilizzo di sensori per il monitoraggio della qualità
dell’aria per individuare anidride carbonica o vapori alcolici
nei corridoi o nei condotti di areazione.
   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

Fonte Ansa.it

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