
Domenica di festa, solidarietà ma
anche impegno in via Andrea Costa, a Bologna, a un anno
dall’alluvione e dalla esondazione del torrente Ravone che
allagò l’intero quartiere. L’evento, organizzato dal comitato ‘Ravone Sicuro’ con la parrocchia di San Paolo di Ravone, gli
scout Agesci, ‘Bologna for ‘Climate Justice’ e il collettivo
Plat, ha avuto l’obiettivo di aiutare le attività commerciali
della zona, ringraziare i volontari e anche fare il punto, con i
rappresentanti delle istituzioni sulla messa in sicurezza del
territorio.
Tante le domande poste dai cittadini agli esponenti
dell’Amministrazione comunale presenti tra cui il sindaco,
Matteo Lepore e gli assessori alla Sicurezza Idraulica e alla
Sicurezza Urbana, Daniele Ara e Matilde Madrid, sulla messa in
sicurezza del territorio, i risarcimenti, il piano di protezione
civile.
“Oggi siete venuti a mangiare qui – ha osservato don
Alessandro Astrati, parroco della chiesa ‘San Paolo’ di Ravone
-: il clima è ben diverso da quello di un anno fa. Invece una
cosa è uguale, è uguale il clima di solidarietà e affetto fra
noi. È stato così oggi, è stato così un anno fa”.
Sul territorio, ha spiegato ai microfoni di èTV il sindaco
Lepore “è chiaro che c’è ancora molta strada da fare. Siamo qui
proprio per dialogare coi cittadini, spiegare cosa è stato fatto
e gli impegni con la Regione che adesso bisogna portare avanti,
in particolare con questo piano speciale che vogliamo per
Bologna. Lo abbiamo chiesto alla Regione – ha aggiunto -, al
commissario per investire proprio sugli interventi di
prevenzione futura”. Quanto agli interventi a monte del Ravone
chiesti dai cittadini, ha chiosato Lepore, “lo studio fra
l’Università e la Regione ci deve dire che interventi servono a
monte del Ravone, è questo ciò che dovrà produrre, in modo che
vi sia una riduzione del rischio, una riduzione del quantitativo
di acqua che scende a valle nei canali tombati”.
Ad ogni modo, ha detto all’emittente televisiva bolognese
Maria Elena Bonfigli, del ‘Comitato Ravone Sicuro’, .”grando di
tavolo in tavolo, la cosa che veniva detto più spesso è ‘non
deve più succedere’. Dobbiamo essere pronti, queste erano le
frasi che si sentivano. Ecco – ha concluso – io mi auguro che
dal confronto serrato con le istituzioni e dall’impegno di
tanti, finalmente si abbia qualcosa di concreto verso la
soluzione”.
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Fonte Ansa.it